Un intervento considerato di routine si è concluso nel peggiore dei modi: un bambino di due anni e mezzo è morto dopo un’operazione al braccio eseguita a Rovigo, seguita da un arresto cardiaco e da un trasferimento d’urgenza. La vicenda ha aperto un’inchiesta per chiarire cosa sia accaduto nelle fasi chirurgiche e successive al ricovero.
Bambino di due anni e mezzo morto in sala operatoria a Rovigo: indagini aperte
Un intervento considerato semplice e programmato si è trasformato in un dramma irreversibile. Adam Mohamed Abdelmoeti Ibrahim Seddik, bambino di due anni e mezzo, è morto il 14 aprile dopo un’operazione al braccio destro eseguita all’ospedale di Rovigo. Come riportato da Mediaset Tgcom24, un arresto cardiaco ha reso necessario il trasferimento d’urgenza verso Padova, centro specializzato per le emergenze pediatriche: il viaggio in ambulanza, durato tra i 40 e i 45 minuti, si è concluso con il decesso del piccolo prima dell’arrivo.
Sul caso è stata aperta un’indagine dalla Procura di Padova, che avrebbe disposto il sequestro delle cartelle cliniche. Nei prossimi giorni verrà effettuata l’autopsia, ritenuta decisiva per chiarire le cause della morte e ricostruire la sequenza degli eventi. L’ipotesi di lavoro degli inquirenti comprende anche la valutazione delle procedure adottate, incluso il trasferimento: tra le domande poste dai familiari figura infatti il mancato utilizzo dell’elisoccorso.
Parallelamente, l’inchiesta potrebbe essere trasferita a Rovigo, dove si è svolto l’intervento. L’azienda sanitaria ULSS 5 Polesana ha espresso cordoglio, attivato un supporto psicologico e avviato verifiche interne, collaborando con l’autorità giudiziaria.
Bambino morto in sala operatoria a Rovigo, il padre: “Me l’hanno ammazzato”
Come riportato da Il Gazzettino, Adam era il più piccolo di cinque fratelli. Nato in Egitto nel novembre 2023 dopo una gravidanza complessa, presentava una lesione al plesso brachiale destro che comprometteva spalla, gomito e mano. Nei primi mesi di vita era già stato sottoposto a un intervento chirurgico nel Paese d’origine, senza risultati definitivi. Successivamente la famiglia, trasferitasi tra Milano e Fidenza, in provincia di Parma, aveva proseguito il percorso riabilitativo con fisioterapia e controlli specialistici. In seguito a una nuova valutazione medica, era stato indicato l’ospedale di Rovigo come centro idoneo per un ulteriore intervento.
Proprio su questa fase pre-operatoria si concentrano oggi molte delle domande dei genitori. Il padre avrebbe dichiarato a Il Gazzettino: “Mi sono fidato e me l’hanno ammazzato”. Avrebbe inoltre ricordato il momento precedente all’operazione con parole cariche di dolore: “Adam era tranquillo, sano, felice. È entrato in ospedale con il suo sorriso, sembrava un angelo”.
Il padre avrebbe aggiunto: “La nostra vita si è bloccata martedì, hanno distrutto una famiglia. Mi sono fidato e me l’hanno ammazzato“, chiedendo chiarezza su quanto accaduto e sulle reali condizioni del figlio durante l’intervento. Un’altra criticità sollevata riguarda la gestione del trasferimento verso Padova, ritenuto dai familiari troppo lungo e potenzialmente decisivo per l’esito finale. Le indagini dovranno ora stabilire se vi siano state criticità cliniche o organizzative e se la tragedia potesse essere evitata, ricostruendo nel dettaglio ogni fase del percorso ospedaliero.