Il caso della mamma Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita continua a essere al centro delle indagini in Molise, dopo le loro morti avvenute a dicembre in circostanze ancora da chiarire. Le ipotesi investigative si concentrano su un possibile avvelenamento da ricina, mentre restano aperti interrogativi sia sulle modalità di contaminazione sia sulle eventuali responsabilità.
Il padre della donna dice la sua in un’intervista rilasciata a Quarto Grado.
Mamma e figlia avvelenate con la ricina: la traccia sospetta vicino alla casa di famiglia
Sul fronte investigativo, gli accertamenti continuano a concentrarsi sull’ipotesi di un avvelenamento da ricina, sostanza altamente tossica individuata negli esami effettuati sulle vittime.
Gli inquirenti non hanno ancora ricostruito con precisione la modalità di contaminazione, ma stanno valutando diverse piste, tra cui quella legata a cibi consumati durante le festività natalizie e a possibili regali ricevuti tra il 23 e il 24 dicembre.
Un’altra direzione dell’inchiesta riguarda il possibile utilizzo di canali digitali non tracciabili, incluso il dark web, attraverso cui la sostanza o i semi necessari alla sua estrazione potrebbero essere stati reperiti.
Parallelamente, si registra un nuovo elemento sul campo: nelle campagne nei pressi di Pietracatella pare sia stata individuata una pianta di ricino, vegetale da cui si ricava la tossina al centro del caso. La scoperta, riportata dalla trasmissione Dentro la Notizia, ha riacceso l’attenzione sulle possibili fonti locali della sostanza.
Secondo quanto riferito dal proprietario del terreno, la pianta sarebbe stata coltivata anni fa per tradizione agricola, con una funzione pratica legata alla protezione delle coltivazioni. Tuttavia, gli investigatori sottolineano che l’eventuale presenza naturale del ricino non semplifica la vicenda: l’estrazione della ricina richiede infatti competenze specifiche e procedure complesse.
Mamma e figlia avvelenate con la ricina, lo sfogo del papà di Antonella Di Ielsi
“La famiglia non c’entra“. Con queste parole il padre di Antonella Di Ielsi interviene a distanza di oltre cinque mesi dalla tragedia che ha colpito il territorio del Molise, respingendo con decisione qualsiasi sospetto rivolto ai parenti. L’uomo ha parlato nel corso di un’intervista andata in onda a Quarto Grado, tornato ad approfondire il caso di Antonella e della figlia Sara Di Vita, decedute nel dicembre scorso nella provincia di Campobasso in circostanze ancora non chiarite.
Nel suo racconto, il padre esclude categoricamente ogni coinvolgimento interno alla famiglia e manifesta incredulità rispetto a tale ipotesi: “Pensate davvero che sia successo in famiglia? Ma chi potrebbe aver fatto una cosa simile? Mi sembra impossibile“.
Ripercorrendo i momenti successivi alla tragedia, descrive una situazione drammatica: “Stava quasi in silenzio. Stava in piedi, ma non aveva la forza di parlare. Per me, Antonella aveva già capito che Sara se ne era andata. È crollata a terra, hanno dovuto portare la barella e portarla al pronto soccorso. Io non l’ho più vista“. L’uomo aggiunge anche un ulteriore dettaglio sul momento della scoperta delle possibili cause: “Nessuno aveva il coraggio di dirmelo“.
