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Lyhanna trovata morta a 11 anni, uccisa da un pedofilo: "Noto dal 2017 ma mai arrestato"

trovata morta 11 anni

Lyhanna Bernard, 11 anni, trovata morta in Francia dopo la scomparsa: un sospettato in custodia e polemiche sulle falle del sistema giudiziario.

La vicenda di Lyhanna Bernard, bambina di 11 anni trovata morta in Francia dopo giorni di ricerche, ha scosso profondamente l’opinione pubblica. La piccola era scomparsa il 29 maggio nel sud del Paese, dopo essere stata vista per l’ultima volta mentre saliva sull’auto di un uomo poi finito sotto indagine.

Il ritrovamento del corpo in una zona rurale ha aperto un’inchiesta per rapimento e omicidio.

Lyhanna scomparsa e trovata morta a 11 anni

Il 29 maggio, nel villaggio francese di Puycasquier, la scomparsa di Lyhanna Rameau Bernard, 11 anni, ha dato il via a una vasta operazione di ricerca che ha coinvolto gendarmi, militari e sommozzatori.

La bambina era stata vista per l’ultima volta intorno alle 15, nei pressi della piscina di Fleurance, mentre saliva sull’auto di un uomo poi identificato come il principale sospettato. Da quel momento, per giorni, non si sono più avute notizie fino al tragico epilogo: dopo sei giorni di ricerche, il corpo è stato rinvenuto in un edificio agricolo abbandonato, a circa 15 chilometri da casa.

Secondo quanto riportato dai media francesi, il cadavere era nascosto in un silos in una zona rurale del Gers e indossava abiti compatibili con quelli descritti al momento della scomparsa. Le speranze si sono progressivamente affievolite anche perché il luogo del ritrovamento era familiare al sospettato, Jérôme Barella, 41 anni, che aveva lavorato nell’area. Un testimone aveva riferito di aver visto la bambina salire sull’auto dell’uomo, elemento poi confermato dalle immagini di videosorveglianza. Il padre aveva dichiarato alla stampa: “Siamo sicuri sia stata rapita, non se ne sarebbe mai andata di sua volontà“.

Lyhanna scomparsa e trovata morta a 11 anni: l’ombra del killer pedofilo

L’attenzione degli inquirenti si è concentrata su Jérôme Barella, padre di una compagna di classe della vittima e già noto alle autorità per precedenti segnalazioni legate a reati sessuali su minori. L’uomo, fermato e posto in custodia cautelare, si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio. Secondo le ricostruzioni investigative, avrebbe conquistato gradualmente la fiducia della bambina, anche attraverso inviti a casa sua.

Le indagini hanno inoltre evidenziato un passato giudiziario complesso: segnalazioni già dal 2017, un licenziamento nel 2020 per comportamenti inappropriati in ambito scolastico, ulteriori denunce nel 2022 e nel 2025 per violenze su minori. Nonostante ciò, l’uomo non sarebbe mai stato sottoposto a misure restrittive adeguate. Questa situazione ha alimentato forti polemiche sulla gestione dei casi, soprattutto dopo la denuncia della madre di un’altra vittima che ha parlato di risposte inadeguate da parte delle autorità.

Le istituzioni francesi hanno riconosciuto possibili falle nel sistema. Il presidente Emmanuel Macron ha dichiarato “chiaro che ci sono disfunzioni ed è inaccettabile“. Anche il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha espresso scuse pubbliche alla famiglia, affermando: “Non possiamo accettare quello che è successo“.

In questo clima di forte tensione, la vicenda di Lyhanna ha riaperto in Francia un acceso dibattito sulla protezione dei minori e sull’efficacia delle istituzioni nel prevenire tragedie simili.