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Guida dispersa sull’Everest da una settimana: il commovente esito delle ricerche

Guida dispersa sull’Everest

Sopravvivenza estrema sull’Everest: una guida sherpa ritrovata viva dopo giorni di sparizione oltre i 7.000 metri.

Un’operazione di soccorso sull’Everest ha riportato l’attenzione sulle condizioni estreme della cosiddetta “zona della morte”, dove anche alpinisti esperti possono trovarsi in situazioni critiche. Tra gelo, mancanza di ossigeno e percorsi estremamente lunghi, una recente vicenda ha visto il salvataggio di una guida sherpa data per dispersa dopo quasi una settimana in alta quota.

Guida dispersa sull’Everest da una settimana: la ricostruzione della scalata e il dramma della discesa

La vicenda è stata ricostruita anche grazie al racconto dell’alpinista britannico ed ex Royal Marines Chris Thrall, che aveva raggiunto la vetta insieme alla guida sherpa intorno alle 17 del 29 maggio. Nel suo resoconto social, inizialmente convinto della morte del compagno, ha descritto lo sherpa come un “gigante buono” e una vera “tigre delle montagne”.

Durante la discesa dal Campo Quattro, a circa 7.950 metri nella cosiddetta “zona della morte”, Thrall racconta di averlo visto fermarsi per riposare prima di proseguire separatamente.

Nel prosieguo della discesa, l’alpinista si è trovato di fronte a un dilemma decisivo: tornare indietro per cercare lo sherpa oppure aiutare uno scalatore polacco in grave difficoltà, privo di ossigeno e semiassiderato.

Ha scelto di assistere quest’ultimo, condividendo la propria bombola di ossigeno e impiegando circa undici ore per raggiungere il Campo Tre, un tragitto che normalmente richiede due ore.

Le squadre di ricerca, intanto, avevano avviato le operazioni senza successo, in una stagione segnata da condizioni estreme e da un alto numero di incidenti: almeno cinque morti e oltre mille summit registrati, il dato più alto mai raggiunto sull’Everest.

Guida dispersa sull’Everest da una settimana: l’emozionante annuncio dei soccorritori

Un intervento di soccorso eccezionale sulle pendici dell’Himalaya ha portato al salvataggio di una guida sherpa data per dispersa da quasi una settimana sul Monte Everest. L’uomo, Dawa Sherpa (52 anni), era scomparso dopo aver accompagnato un alpinista polacco durante la discesa avvenuta attorno al 29 maggio, senza che fosse chiaro il momento esatto in cui i due si fossero separati. Ritrovato nei pressi della cascata di ghiaccio del Khumbu, poco sopra l’Everest Base Camp, è stato visto mentre si trascinava a fatica verso il campo base, in condizioni critiche dopo giorni trascorsi oltre i 7.000 metri senza cibo né ossigeno supplementare.

Il recupero è stato effettuato da una squadra del Sagarmatha Pollution Control Committee, impegnata anche nella pulizia e nella tracciatura dei percorsi sull’Everest. Secondo le testimonianze, l’uomo “stava strisciando verso il basso”, come raccontato da Pemba Sherpa di 8K Expeditions, che ha coordinato le operazioni. Subito dopo il ritrovamento è stato disposto l’intervento di un elicottero per il trasferimento d’urgenza in ospedale a Kathmandu. Nel frattempo, la famiglia, convinta della sua morte, aveva già avviato i riti funebri prima dell’inatteso ricongiungimento.