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Flotilla, due italiani restano in carcere in Libia: chi sono gli attivisti e come stanno

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I due attivisti italiani della Flotilla restano in carcere in Libia dopo l’udienza, mentre la Farnesina segue il caso per favorire il loro rientro.

Due cittadini italiani risultano ancora in carcere in Libia dopo aver preso parte alla Flotilla di terra, iniziativa umanitaria collegata alle mobilitazioni internazionali per Gaza. La loro posizione è al centro di un procedimento giudiziario locale e di un’intensa attività diplomatica da parte delle autorità italiane, impegnate a seguirne il caso e a favorire un possibile rientro in patria.

Udienza in Libia e proroga della custodia cautelare per i due attivisti italiani

Come riportato da Sky Tg24, i due cittadini italiani coinvolti nella Flotilla di terra, trattenuti in Libia, sono stati portati davanti al procuratore nella giornata di ieri. L’autorità giudiziaria ha stabilito il mantenimento della custodia cautelare, rinviando ogni decisione alla prossima udienza.

Secondo quanto comunicato dal Ministero degli Esteri, il Consolato generale italiano a Bengasi ha avanzato una nuova richiesta ufficiale per ottenere un’ulteriore visita consolare ai connazionali.

Nel frattempo, la rete diplomatica italiana composta da Farnesina, dall’ambasciata a Tripoli e dal consolato di Bengasi prosegue il coordinamento con le autorità locali per favorire un rapido rientro in Italia.

Le famiglie risultano costantemente aggiornate sugli sviluppi e sulle iniziative intraprese. Dalla delegazione della Flotilla è arrivata anche una forte preoccupazione, sintetizzata nelle parole della portavoce Maria Elena Delia: “Abbiamo appreso della comparizione davanti al giudice dei 10 compagni detenuti, come abbiamo appreso che sono stati riaccompagnati nel centro di detenzione”. E ancora: “La situazione appare critica: non abbiamo evidenze formali di accuse al loro carico, né relative ai tempi per una eventuale espulsione”.

Flotilla, due italiani ancora in carcere in Libia: chi sono gli attivisti

I due italiani, identificati come Domenico Centrione e una connazionale indicata nelle fonti come Dina Alberizia, erano stati fermati in Libia durante la partecipazione alla mobilitazione umanitaria terrestre collegata alla Global Sumud Flotilla. Gli altri membri della delegazione italiana sono già rientrati in patria dopo il rimpatrio avvenuto nei giorni scorsi, mentre per i due ancora trattenuti resta in piedi l’accusa di “ingresso illegale”.

Nei giorni precedenti, il console italiano a Bengasi, Filippo Colombo, aveva già incontrato i detenuti riscontrandone buone condizioni di salute, pur segnalando criticità nella gestione della detenzione. Alcune richieste avanzate alle autorità locali sarebbero state accolte, migliorando parzialmente la situazione: possibilità di fare la doccia, cambio degli indumenti e una sistemazione più adeguata rispetto alla fase iniziale. Tuttavia, la Flotilla continua a esprimere preoccupazione per la mancanza di chiarezza procedurale, come ribadito ancora dalla portavoce: “non vengono rispettate le regolari procedure che in caso di detenzione o di fermo di polizia dovrebbero essere rispettate”. E aggiunge: “Bene che si sia mosso qualcosa, ma il fatto che siano stati riaccompagnati in carcere senza avere una idea precisa dei tempi, ci preoccupa”.

La Farnesina, insieme alle sedi diplomatiche italiane, continua a lavorare per garantire tutela e rientro dei connazionali, mantenendo un contatto costante con le famiglie e monitorando gli sviluppi del procedimento giudiziario.