Dalla depressione sfiorata dopo l’addio al calcio alla paura di non sopravvivere al Covid, passando per il dolore della perdita del padre e l’angoscia per la salute del figlio Cristian. Francesco Totti si racconta senza filtri nella sua autobiografia Oltre, ripercorrendo le prove più difficili affrontate dentro e fuori dal campo.
“Ho rischiato la depressione”: Francesco Totti racconta il momento più buio
A quasi dieci anni dall’addio al calcio giocato, Francesco Totti ripercorre i momenti più difficili della sua vita, tra la fine della carriera, i lutti familiari e i problemi di salute. Lo fa in Oltre, l’autobiografia scritta con Alessandro Alciato e presentata al Teatro Brancaccio, nella quale l’ex capitano della Roma racconta anche le fragilità vissute lontano dal campo.
Il ritiro, avvenuto il 28 maggio 2017, ha rappresentato una svolta difficile da affrontare. Dopo una vita scandita da allenamenti e partite, Totti si è ritrovato improvvisamente senza i punti di riferimento che lo avevano accompagnato fin da ragazzo. «Sì, c’è stato un momento in cui ho rischiato la depressione. Che è una parola pesante, che spaventa.
Ma non riuscivo a ritrovare il senso delle cose», racconta al Corriere della Sera. La sensazione era quella di non sapere come ricominciare dopo aver dedicato tutta la propria esistenza al calcio. «Mi sentivo solo in mezzo all’oceano. Mi sembrava che il vuoto mi soffocasse. Non ero pronto, improvvisamente mi mancava la terra sotto ai pied i», spiega. La sofferenza era emersa già durante la giornata dell’addio, quando la commozione si era mescolata alla consapevolezza di chiudere un capitolo fondamentale. «Ero morto dentro, perché per noi calciatori, quando finisce il campo da gioco, cambia tutto, si chiude un ciclo della vita».
Francesco Totti, la paura di morire per il Covid e l’angoscia per il figlio Cristian
A rendere ancora più doloroso quel periodo è stata la morte del padre Enzo, scomparso nell’ottobre del 2020 a 76 anni. Pochi giorni dopo la morte del padre, Totti ha contratto il Covid, sviluppando una polmonite bilaterale e gravi difficoltà respiratorie. «Avevo una paura maledetta di morire come papà», racconta, ricordando anche il momento in cui ha contattato i figli, preoccupato di non riuscire a superare la malattia: «Non so se ce la farò, credetemi, non so quanto resisterò ancora».
Un’altra grande paura è stata quella legata alla salute del figlio Cristian. Quando il ragazzo giocava a calcio, alcuni accertamenti medici avevano individuato una piccola anomalia vicino al cervello. La notizia colse Totti completamente alla sprovvista. «Mi si è fermato il respiro, il cuore, non capivo più nulla», racconta. Dopo numerose visite, il problema è stato localizzato nell’Acquedotto di Silvio, un canale attraverso cui passa il liquido cerebrospinale. Il Coni ha quindi revocato l’idoneità sportiva al ragazzo. La famiglia ha scelto di non procedere con un intervento finalizzato a consentirgli di tornare a giocare, mettendo la salute al primo posto. «Era il cervello, non un gomito», spiega Totti.
Nonostante le difficoltà, il ricordo più felice della sua vita resta legato proprio alla nascita del figlio. Alla domanda sul momento che gli ha regalato la gioia più grande, l’ex capitano non cita i successi sportivi, ma la paternità: «Quando è nato Cristian». E aggiunge: «Quando l’ho preso in braccio, ho capito cosa vuol dire la parola felicità».
Il futuro di Francesco Totti e il possibile ritorno alla Roma
Dopo aver lasciato il calcio giocato, Totti ha ricevuto alcune proposte per tornare in campo, ma alla fine ha scelto di non indossare altre maglie. «Cuore e testa dicevano due cose diverse, ma ho seguito il cuore. Ho avuto solo una maglia per tutta la vita e così doveva restare», racconta.
La possibilità di rientrare nella società giallorossa non è esclusa, ma l’ex numero 10 vorrebbe ricoprire un ruolo concreto, con la possibilità di contribuire alle scelte sportive. Ripensando alla sua precedente esperienza dirigenziale, spiega di aver lasciato perché non si sentiva sufficientemente coinvolto. «Non volevo fare la bella statuina», afferma, chiarendo di non essere interessato a un incarico puramente rappresentativo. La disponibilità, tuttavia, rimane: «Se hanno bisogno della mia conoscenza del calcio, sono qui».
