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Il 29 novembre, Roma è stata teatro di una manifestazione di massa in sostegno alla Palestina, attirando decine di migliaia di partecipanti. Il corteo ha preso vita in risposta sia alla manovra di bilancio del governo Meloni che alle recenti notizie relative alla reintroduzione della leva militare in Italia. Gli organizzatori, che includono il Movimento degli studenti palestinesi e l’USB, hanno mobilitato diverse realtà associative e sindacali provenienti da tutta Italia.
Un corteo carico di simbolismo e proteste
All’inizio del corteo, Francesca Albanese e Greta Thunberg si sono trovate in prima fila, alzando il pugno chiuso in segno di solidarietà. I manifestanti hanno portato con sé slogan incisivi, come “Stop accordi con Israele. Sanzioni e embargo ora”. Durante la marcia, alcuni esponenti del movimento studentesco “Cambiare Rotta” hanno dato fuoco a una bandiera americana e a un manifesto del ministro della Difesa, Guido Crosetto, con la scritta “non ci arruoliamo”. Questo gesto ha suscitato reazioni forti, con Crosetto stesso che ha espresso il suo disappunto sui social.
Le manifestazioni di oggi sono giunte dopo uno sciopero generale avvenuto il giorno precedente, e mirano a denunciare la complicità italiana con le politiche di riarmo e le azioni di Israele nei confronti dei palestinesi. La locandina della manifestazione ha evidenziato la percezione di un genocidio in corso, criticando le forniture militari italiane e chiedendo un cambiamento significativo nella politica estera del paese.
Le voci della protesta e le reazioni
Durante la marcia, sono emerse numerose voci critiche, tra cui quella di Greta Thunberg, che ha sottolineato come il cessate il fuoco a Gaza venga continuamente violato. La giovane attivista ha anche espresso la sua posizione riguardo alla premier Meloni, affermando che non le interessa particolarmente. Questo ha aggiunto un ulteriore strato di rilevanza al corteo, unendo temi di giustizia sociale e ambientale.
Le polemiche e le risposte istituzionali
Le dichiarazioni di Francesca Albanese, che ha commentato un murale controverso a Milano, hanno sollevato polemiche. Mentre condannava le violenze, ha anche esortato i giornalisti a fare un lavoro più accurato, suggerendo che non tutti i fatti vengono riportati in modo equo. Questo ha innescato reazioni da parte di politici come Paolo Trancassini di Fratelli d’Italia, che ha definito le parole di Albanese “gravissime” e inaccettabili.
Una partecipazione straordinaria
Il corteo ha visto la partecipazione di circa 20.000 persone, tra cui lavoratori di diversi settori, sindacalisti e attivisti sociali. Anche i dipendenti di Panorama erano presenti per protestare contro il cosiddetto ‘test del carrello’, che ha causato il licenziamento di un loro collega. La mobilitazione ha avuto un chiaro messaggio: chiedere l’immediata interruzione delle forniture militari e una riflessione profonda sulle politiche italiane.
La manifestazione ha infine trovato il suo culmine in piazza San Giovanni, dove i partecipanti hanno continuato a intonare cori contro il governo e a chiedere giustizia per il popolo palestinese. Il clima era di determinazione e solidarietà, con bandiere palestinesi sventolate in segno di unità e resistenza.