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Roma in bici: una rivoluzione tranquilla con tanta strada da fare

Roma, 21 apr. (askanews) – Qualcuno la chiama la rivoluzione tranquilla; certo nell’anno del Covid, con tante meno automobili in giro, a Roma le biciclette si sono moltiplicate. Due ruote estratte dalle soffitte o supertecnologiche a pedalata assistita, anche di servizi in condivisione: nonostante i sette colli, nella capitale non sarebbe così difficile andare in giro, perché ampie zone del centro sono in piano.

Valeria Picchi è una neoconvertita: “Non siamo in Danimarca, è proprio una forma mentis che dobbiamo acquisire.

Pian piano ci riusciremo, noi siamo una generazione di transizione”.

I problemi dei ciclisti a Roma, più che le salite, sono le strettoie per i perpetui lavori in corso, i temibili sampietrini che scivolano solo la pioggia e scuotono i telai.

E poi naturalmente le piste: a parte quella storica lunghissima sulle banchine del Tevere e poche altre più recenti, troppe le ciclabili semplicemente disegnate sull’asfalto. Roberto Scacchi, responsabile regionale di Legambiente: “Erano stati annunciati 150 km di piste ciclabili l’anno scorso, ne sono stati costruiti 15.

Sono in costruzione ancora ma sono sempre temporanee, come questa, senza delimitazioni, e sempre con il pericoloso delle vetture parcheggiate o in corsa”.

Intanto anche grazie al bonus biciclette, affari d’oro per i negozi degli appassionati delle due ruote. Giulio Maselli, per esempio: “Nell’ultimo anno le cose sono cambiate, c’è grande interesse da parte di tutti, non solo per fare sport, ma anche per spostarsi per lavoro, per i ragazzi”.

Ma se girare nel semilockdown è più facile, i ciclisti temono il prossimo ritorno del leggendario traffico romano, la difficile convivenza in primo luogo con le automobili: “Abbiamo visto l’anno scorso cosa è successo dopo la riapertura, l’anno scorso gran parte delle persone ha ricominciato a prendere la macchina”.

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