San Casciano dei Bagni, 12 ott. (askanews) – A San Casciano dei Bagni la storia è di casa. Pochi luoghi possono vantare un resort e spa immerso nella natura come Fonteverde, nato nel XVII secolo come residenza termale per Ferdinando I de’ Medici e oggi hotel del gruppo Italian Hospitality Collection. Ma la storia con la “S” maiuscola per il borgo va oltre: da quando è nato il Parco Archeologico, protagonista di una delle più importanti scoperte archeologiche degli ultimi decenni.
Il ritrovamento di 24 statue di bronzo perfettamente conservate e di altri tesori è considerato il più significativo dopo quello dei Bronzi di Riace. Presto aprirà anche un museo, ci racconta Ludovico Salerno, nostra guida e tra coloro che hanno contribuito agli scavi sin dall’inizio.Nel tempio, spiega Salerno, non c’erano statue o iscrizioni che indicassero una divinità come Apollo o Fortuna Primigenia: al centro c’era invece una grande vasca monumentale, profonda oggi cinque metri, colma di offerte.
“La prima domanda che ci siamo posti è effettivamente a chi è dedicato questo Tempio, a chi è la divinità principale”, dice.Nel 2021, scavando nella vasca, gli archeologi trovarono uno strato di monete: oggi sono 10.500, conservate dall’argilla in un ambiente privo di ossigeno. Insieme alle monete emersero offerte anatomiche in bronzo: mani, piedi, teste, ma anche singole orecchie, nasi e bocche.
Chi cercava una cura poteva fare il bagno e poi offrire alla divinità l’immagine della parte malata, acquistata dagli artigiani che probabilmente lavoravano attorno al santuario. La presenza di organi interni in bronzo suggerì che la fiducia nelle acque non riguardasse soltanto i disturbi visibili. “Nel momento in cui abbiamo iniziato a trovare anche gli organi interni in bronzo, lì abbiamo capito che probabilmente c’era una considerazione del potere curativo di queste acque molto molto alta”, aggiunge Salerno.Gli ultimi 5 anni di scavi hanno restituito l’immagine di “una grande scuola di medicina antica”, dove si studiavano anatomia, medicina ed effetti dell’acqua sul corpo. Sono emersi anche strumenti forse usati per la chirurgia e rappresentazioni in bronzo degli organi interni, databili al III secolo a.C.: la pratica di cura era già presente in epoca etrusca.Restava da scoprire a chi fosse dedicato il tempio. Tra le offerte c’erano una trentina di neonati in bronzo, legati alle richieste di protezione delle madri per i figli in arrivo. Su uno – spiega Salerno – era incisa un’iscrizione etrusca: la formula indicava che la madre si rivolgeva alla divinità principale, ma il nome “Flere Savens” restava incomprensibile. Un anno dopo, nel 2024, dal muro crollato fu estratto un blocco di travertino riutilizzato in epoca romana. Sul fronte comparivano di nuovo “Flere Avens” e, accanto, la formula latina “Fons Caldus”: un indizio decisivo, oltre che testimonianza del bilinguismo del santuario, frequentato da etruschi e romani. La traduzione chiarì infine il mistero: la madre si era rivolta all’acqua calda. Per Salerno l’esito è chiaro: “E quindi abbiamo scoperto… l’acqua calda”.Gli ex voto oltre ad attirare l’interesse della stampa internazionale nel piccolo borgo, hanno già fatto una lunga strada. A San Francisco ne sono stati esposti tre provenienti dal santuario del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni. Facevano parte della mostra The Etruscans: From the Heart of Ancient Italy, allestita al Legion of Honor, dal 2 maggio al 20 settembre 2026.Servizio di Cristina Giuliano Montaggio di Linda VerzaniImmagini dì Askanews, archivio