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Puglia senza carburante per la protesta all’ex Ilva: distributori a secco e rifornimenti limitati negli aeroporti

Puglia senza carburante per la protesta all’ex Ilva: distributori a secco e rifornimenti limitati negli aeroporti

Il blocco della raffineria Eni per lo sciopero dell’ex Ilva mette in crisi i rifornimenti di benzina e diesel: distributori a secco, disagi per le imprese e timori per gli aeroporti di Bari e Brindisi.

La protesta dei lavoratori dell’ex Ilva di Taranto sta provocando una crescente emergenza carburante in Puglia, con ripercussioni anche in Calabria. Il blocco degli accessi alla raffineria Eni sta lasciando a secco numerosi distributori, mentre aumentano le code degli automobilisti e crescono le preoccupazioni per le attività produttive, i trasporti e i collegamenti aerei.

Carburante in esaurimento in Puglia, la protesta dell’ex Ilva blocca i rifornimenti: disagi anche in Calabria

Giunta al quarto giorno consecutivo, la protesta dell’ex Ilva ha comportato il blocco degli accessi alla raffineria Eni, da cui partono le forniture destinate a gran parte del territorio. La conseguenza è una progressiva riduzione delle scorte di benzina e gasolio, che ha spinto numerosi automobilisti a mettersi in fila ai distributori già da alcuni giorni, nel tentativo di fare rifornimento prima dell’esaurimento delle riserve.

Nella notte, alcuni operai e delegati sindacali hanno continuato a presidiare le strade statali 7, in direzione Massafra, e 106 Jonica, verso Reggio Calabria, trovando riparo nelle tende e accendendo fuochi di fortuna per proteggersi dal freddo.

La situazione resta particolarmente delicata a Taranto, rimasta l’unica sede del gruppo a proseguire lo sciopero dopo la conclusione della protesta a Genova.

Qui, infatti, è stato raggiunto un accordo per garantire la prosecuzione delle attività di laminazione attraverso forniture esterne di 35mila tonnellate di coils. Anche nello stabilimento pugliese sono previste forniture da altri operatori industriali, con l’arrivo di 365mila tonnellate di bramme d’acciaio, destinate alla produzione di rotoli. Nel frattempo, l’unico altoforno ancora in funzione, il numero 2, è stato messo in preriscaldo dopo l’interruzione della produzione di acciaio.

Sul fronte della protesta, le sigle sindacali Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno incontrato a Bari il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, chiedendo un intervento concreto delle istituzioni e un nuovo confronto urgente con il Governo. «Dobbiamo tutelare lavoratori e posti di lavoro», ha dichiarato Decaro, sottolineando come la crisi dello stabilimento abbia conseguenze che superano i confini della città e della stessa regione. Alla riunione della task force regionale per l’occupazione hanno partecipato, tra gli altri, l’assessore allo Sviluppo economico Eugenio Di Sciascio, il presidente della Provincia di Taranto Gianfranco Palmisano e il sindaco Pietro Bitetti. I sindacati contestano le misure previste dal decreto governativo, ritenute insufficienti a garantire il futuro dei dipendenti e dell’indotto, e chiedono un piano industriale fondato sulla decarbonizzazione degli impianti e su concrete garanzie occupazionali.

Taranto, Confartigianato lancia l’allarme: a rischio imprese, trasporti e voli negli aeroporti pugliesi

Le conseguenze del blocco dell’ex Ilva stanno diventando sempre più pesanti anche per il tessuto economico locale. Secondo le segnalazioni raccolte da Confartigianato Taranto, quasi tutti i distributori della città avrebbero esaurito le scorte di benzina e diesel, con difficoltà che coinvolgono artigiani, commercianti, ambulanti, autotrasportatori e tassisti. «Non è soltanto un disagio per gli automobilisti: per molte imprese è in gioco la possibilità stessa di continuare a lavorare», avverte l’associazione, che esprime solidarietà agli operai dell’acciaieria e alle aziende dell’indotto, ma invita a evitare che la protesta finisca per penalizzare ulteriormente altre attività produttive. «Essere solidali con questi lavoratori significa anche preoccuparsi di tutelare il lavoro nelle altre imprese della città», sottolinea Confartigianato, chiedendo alla Prefettura di convocare sindacati, Eni e operatori della distribuzione per individuare modalità sicure che consentano il passaggio delle autocisterne.

A preoccupare è anche l’eventualità che le difficoltà negli approvvigionamenti raggiungano gli aeroporti di Bari e Brindisi. Al momento, tuttavia, non risultano voli cancellati e la situazione viene descritta come sotto controllo. Lo scalo barese può contare su due società incaricate del rifornimento degli aerei, mentre a Brindisi ne opera una sola. Per informare preventivamente le compagnie aeree delle criticità, Aeroporti di Puglia ha prorogato fino alle 10 di domani gli avvisi aeronautici Notam, che segnalano le condizioni operative e invitano i vettori a organizzare di conseguenza i propri approvvigionamenti. «Non chiediamo di sospendere la protesta, ma di trovare insieme una soluzione. Siamo tutti sulla stessa barca. Taranto è una», è l’appello lanciato da Confartigianato, che chiede anche al Governo risposte sul futuro industriale dello stabilimento: «Taranto ha già perso troppo lavoro. Non possiamo permetterci di fermare anche quello che ancora resiste».

Intanto, resta atteso per il 20 ottobre l’esame in Cassazione dei ricorsi presentati da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria e Ilva in amministrazione straordinaria contro il fermo dell’area a caldo.

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