L’ex Ilva di Taranto si prepara a fermare tutte le attività produttive dell’area a caldo dal 9 ottobre, mentre cresce la preoccupazione per il futuro occupazionale dei dipendenti. La decisione di Acciaierie d’Italia coinvolge anche gli altri stabilimenti del gruppo e ha spinto i sindacati a proclamare 24 ore di sciopero nazionale dal 12 ottobre, contestando il rischio di un nuovo ricorso alla cassa integrazione.
Ex Ilva, si ferma l’area a caldo di Taranto: sindacati proclamano lo sciopero
Le ripercussioni della crisi coinvolgeranno anche gli altri stabilimenti del gruppo. Entro il 15 novembre è stata infatti annunciata una «fermata temporanea generale» delle attività produttive nei siti di Genova, Novi Ligure, in provincia di Alessandria, e Racconigi, nel Cuneese.
La comunicazione è arrivata alla vigilia dell’incontro a Palazzo Chigi tra governo e organizzazioni sindacali, durante il quale il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha prospettato un decreto-legge con misure di tutela sociale per i dipendenti.
L’esecutivo punta a una cassa integrazione straordinaria che non sia legata alla cessazione dell’attività, ma inserita in un progetto di continuità industriale basato sulla produzione di acciaio a basse emissioni, attraverso impianti DRI e forni elettrici.
La prospettiva dello stop ha però provocato la reazione dei sindacati, che hanno proclamato 24 ore di sciopero nazionale a partire da lunedì 12 ottobre. «Siamo venuti a Palazzo Chigi per chiedere lavoro, salute e sicurezza», ha dichiarato il segretario generale della Fiom Cgil, Michele De Palma, contestando il rischio che i lavoratori di tutti gli stabilimenti finiscano in cassa integrazione.
Sulla stessa linea Davide Sperti, segretario generale della Uilm Uil, secondo cui «l’unica certezza, come sempre, è la cassa integrazione», una soluzione giudicata insufficiente. Il segretario generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, ha definito la situazione «non sostenibile», denunciando anche la mancanza di risorse per garantire l’alimentazione delle aree a freddo. Dura anche la presa di posizione del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, che ha criticato il momento scelto dall’azienda per annunciare il ricorso agli ammortizzatori sociali, sostenendo che il tempismo rischia di «aggravare la tensione» in una situazione già difficile per i lavoratori e per i territori coinvolti.
Ex Ilva, stop alla produzione a Taranto: dal 25 ottobre possibile spegnimento definitivo
Da oggi, venerdì 9 ottobre, si fermano tutte le attività produttive dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto. La decisione è stata comunicata da Acciaierie d’Italia attraverso una nota indirizzata al prefetto, agli enti locali e alle forze dell’ordine, in seguito al mancato accoglimento, notificato il 5 ottobre, della richiesta aziendale di sospendere l’esecuzione del provvedimento della Corte d’Appello di Milano del 27 luglio. Come riportato da Tgcom24, gli impianti resteranno inizialmente in modalità di riscaldo, la cosiddetta hot stand-by, in attesa di una decisione della Corte di Cassazione.
In assenza di un pronunciamento favorevole, il 24 ottobre verrà interrotta anche questa procedura, con lo spegnimento definitivo dell’area a caldo previsto entro il 25 ottobre. Nella comunicazione, l’azienda prospetta la possibilità che non ci siano più le condizioni per una successiva riaccensione. Acciaierie d’Italia ha inoltre annunciato che richiederà l’attivazione degli ammortizzatori sociali per il personale interessato.
