Nel cinquantesimo anniversario dell’incidente chimico che colpì la Brianza, la comunità locale e le istituzioni hanno scelto il Bosco delle Querce come luogo simbolo per la commemorazione. La cerimonia, alla quale hanno partecipato il presidente della Repubblica e rappresentanti nazionali e regionali, ha messo al centro la memoria delle vittime, le difficoltà dei primi giorni e il lungo percorso di bonifica che ha trasformato l’area contaminata in un parco pubblico.
Accanto agli interventi ufficiali, la giornata ha previsto momenti civici e culturali: scopertura di una targa, un flash mob di sensibilizzazione e l’inaugurazione del nuovo spazio espositivo dedicato al disastro. Queste iniziative rinnovano l’impegno a non dimenticare e sottolineano come la vicenda di Seveso abbia inciso sulle normative di sicurezza industriale in Europa.
Presenze istituzionali e cerimonia al Bosco delle Querce
Alla commemorazione hanno partecipato figure di primo piano: il Capo dello Stato il presidente del Senato Ignazio La Russa, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e la sindaca di Seveso Alessia Borrioni. La scelta del Bosco come prima tappa riflette il valore simbolico del luogo, realizzato sulle vasche che contengono i materiali più inquinati; durante la mattina è avvenuta la scopertura di una targa e un flash mob intitolato “Il bosco del futuro” si è svolto nei pressi del grande pioppo, l’unico albero sopravvissuto al disastro.
Il programma ha proseguito nella tensostruttura predisposta per gli interventi istituzionali, con la partecipazione di ex amministratori regionali e protagonisti delle operazioni di bonifica. Nei discorsi ufficiali è stato sottolineato come l’incidente abbia rappresentato un punto di svolta per le leggi sulla sicurezza industriale: un prima e un dopo che ha portato a normative conosciute anche a livello europeo.
Il disastro del 10 luglio 1976: impatti sanitari e ambientali
Il 10 luglio 1976 un guasto a un reattore nello stabilimento Icmesa liberò una nube contenente TCDD una tra le diossine più pericolose. La nube contaminò diversi comuni della zona, con effetti immediati e duraturi: migliaia di animali morirono o furono abbattuti, 193 persone svilupparono la cloracne circa 800 residenti furono evacuati e oltre 220.000 persone sottoposte a controlli sanitari. Il ritardo nelle comunicazioni da parte dell’azienda e delle autorità aumentò paura e sfiducia nella popolazione.
Le operazioni successive inclusero la rimozione degli strati di terreno contaminato, la demolizione di edifici e la realizzazione di vasche di contenimento per i materiali inquinati. Su queste vasche, negli anni successivi, è stato creato il Bosco delle Querce: una soluzione che ha coniugato tecniche di contenimento con la volontà di restituire uno spazio verde alla comunità.
Museo Bosco delle Querce: memoria condivisa e progetto espositivo
In occasione dell’anniversario è stato inaugurato il Museo Bosco delle Querce uno spazio permanente dedicato alla memoria dell’incidente e al racconto del processo di rigenerazione del territorio. Il percorso museale è stato ideato per rappresentare diversi registri: i corpi colpiti, le vasche di contenimento, le linee di confine delle aree contaminate, gli effetti a lungo termine e i legami sociali ed economici che hanno segnato la Brianza.
Documenti, fotografie e il progetto fotografico
Accanto all’allestimento, un progetto fotografico ha accompagnato la costruzione della mostra selezionando immagini d’archivio e scatti contemporanei che mettano in relazione Seveso con contesti più ampi, inclusa la sede della multinazionale che allora controllava Icmesa. Tra i materiali esposti figurano archivi familiari, documenti dei movimenti locali, fotografie dei lavori di bonifica e testimonianze raccolte nel tempo, con l’obiettivo di offrire uno spazio di riflessione più che risposte definitive.
Il museo è pensato come uno strumento aperto alla ricerca e all’approfondimento: un luogo dove le memorie pubbliche e private si incontrano per interrogare il passato e informare le future generazioni sulla complessità della gestione delle emergenze ambientali.
