La spiaggia di sabbia nera di Vulcano, una delle più conosciute dell’arcipelago delle Eolie e inserita nel patrimonio Unesco, è al centro di un allarme diffuso dalla comunità locale. Secondo il comitato Amici delle sabbie nere, il livello del mare si sarebbe innalzato di circa 15 centimetri in un anno, provocando in alcuni tratti l’erosione di fino a 4 metri di spiaggia.
Per richiamare l’attenzione sulle conseguenze di questo fenomeno, il comitato ha promosso una petizione firmata da circa mille cittadini e ha inviato una lettera al ministro della Protezione civile e del mare, Nello Musumeci, e al presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, chiedendo interventi tempestivi. Le richieste puntano sia a misure di pronto intervento sia a studi per comprendere le cause profonde dell’erosione.
I segnali dell’emergenza sulla costa
I residenti e il comitato descrivono immagini preoccupanti: onde che arrivano a colpire i muri dell’ex hotel Eolian e le strutture di abitazioni private, giardini che hanno ceduto sotto l’assalto dell’acqua e tratti di litorale ormai compromessi. Questi fenomeni mettono a rischio sia gli spazi pubblici sia le proprietà private, con possibili danni strutturali rilevanti se l’erosione dovesse proseguire senza interventi.
Il ruolo del pontile e le criticità emerse
Particolare attenzione è stata rivolta al pontile del molo di Ponente, che presenta problemi funzionali: le vecchie griglie progettate per far defluire l’acqua hanno, in occasione del ciclone Harry, funzionato come un tappo, ostacolando il passaggio e causando ristagni. Per questo motivo il sindaco di Lipari, Riccardo Gullo, ha disposto il divieto di accesso via terra al pontile, che nel piano della Protezione civile è segnalato come via di fuga. In assenza di alternative sicure, la chiusura del pontile complica le operazioni di evacuazione in caso di emergenza.
Le proposte del comitato e le richieste alle istituzioni
Il comitato Amici delle sabbie nere ha avanzato proposte concrete per salvaguardare la spiaggia: tra queste, la reapplicazione di un mix di terra vulcanica e acqua piovana accumulati in una vasca, soluzione utilizzata in passato come misura tampone. Inoltre il gruppo chiede il coinvolgimento della Università di Messina per avviare uno studio sull’idrodinamica della baia, con l’obiettivo di capire i movimenti delle correnti e le cause che hanno accelerato l’erosione in quella porzione di litorale.
Studio e monitoraggio come priorità
Una valutazione scientifica dell’idrodinamica locale potrebbe fornire le basi per interventi mirati e duraturi, evitando soluzioni estemporanee che non affrontano il problema alla radice. Il comitato sollecita quindi non solo un’azione immediata per limitare i danni, ma anche un piano di lungo periodo che unisca la ricerca universitaria, la progettazione tecnica e il coordinamento della Protezione civile.
Rischi per il territorio e passaggi necessari
Se l’erosione dovesse continuare al ritmo denunciato, le conseguenze possono diventare gravi: crolli di muri di contenimento, perdita di aree pubbliche e private e la compromissione delle vie di fuga pianificate. Per evitare questo scenario il dialogo tra Comune di Lipari, Regione, Protezione civile e centri di ricerca è considerato fondamentale. Serve inoltre una strategia che contempli sia misure di emergenza sia interventi strutturali e sostenibili nel tempo.
In chiusura, il caso della spiaggia nera di Vulcano mette in evidenza il rapporto delicato tra fenomeni naturali ed esigenze delle comunità locali: solo con un mix di monitoraggio tecnico, decisione politica e partecipazione dei cittadini sarà possibile tutelare il litorale e le infrastrutture indispensabili per la sicurezza di chi vive e lavora sull’isola.