Il primo incontro internazionale dedicato esplicitamente alla fase out dei combustibili fossili si è svolto a Santa Marta, Colombia, attirando la partecipazione di più di 50 paesi disposti a discutere piani concreti per abbandonare carbone, petrolio e gas. La conferenza, promossa da Colombia e Paesi Bassi dopo il fallimento di ottenere un accordo simile al COP precedente, ha cercato di superare il ritmo lento delle negoziazioni climatiche tradizionali offrendo uno spazio dove le proposte scientifiche potessero guidare le scelte politiche.
Il vertice è iniziato il 24 aprile e si è concluso il 30 aprile 2026; tra gli annunci più rilevanti c’è la costituzione del Science Panel for the Global Energy Transition (SPGET) e la pubblicazione di un rapporto preparato da un gruppo di ricerca che propone 12 azioni di alto livello per accompagnare la transizione energetica.
Questa iniziativa nasce anche in un contesto segnato da una recente crisi energetica, aggravata dal conflitto che ha coinvolto Stati Uniti, Israele e Iran, che ha spinto alcuni governi a ripensare le loro dipendenze dalle importazioni di combustibili fossili.
Una coalizione di volontà e i limiti della partecipazione
L’incontro ha riunito una «coalizione dei volontari»: paesi pronti a confrontarsi pubblicamente su come ridurre produzione e domanda di combustibili fossili.
Pur rappresentando oltre la metà del PIL globale e una quota significativa della domanda energetica mondiale, alla conferenza erano assenti grandi emettitori e stati produttori come Stati Uniti, Cina, India, Russia e diversi petrostati. Il modello scelto è volontario e differenziato: ogni paese presente è stato invitato a preparare una roadmap, intesa come un percorso nazionale che definisca tappe, strumenti e bisogni di supporto per la decarbonizzazione.
Chi ha partecipato e perché conta
Tra i partecipanti c’erano Stati con vocazioni diverse, compresi alcuni produttori di combustibili fossili che hanno accettato di discutere di riduzione dell’output. La scelta di escludere — o meglio, di non invitare — chi si opponeva apertamente a un confronto sul phase out ha reso l’evento più coeso ma meno inclusivo a livello geopolitico. L’assenza dei maggiori emettitori solleva interrogativi su quanto le iniziative della coalizione potranno influenzare il sistema energetico globale senza l’adesione di quei paesi.
La scienza al centro: SPGET e raccomandazioni operative
Un aspetto distintivo della conferenza è stato il ruolo prominente della comunità scientifica. È stato lanciato il SPGET, un pannello composto da esperti di economia, scienze sociali ed energia, concepito per fornire consulenze pratiche ai governi. Parallelamente, un team di 24 ricercatori ha messo a punto un rapporto che sintetizza raccomandazioni concrete — non un compendio neutrale come quello dell’IPCC, ma un documento che suggerisce politiche immediate per accelerare la transizione.
Quali misure sono state proposte
Tra le misure più citate emergono il divieto di nuove infrastrutture per i combustibili fossili, la progressiva eliminazione delle sovvenzioni ai fossili (come agevolazioni fiscali e finanziamenti diretti) e l’introduzione di incentivi finanziari per le energie pulite. Il rapporto contiene 12 azioni ad alto livello che spaziano dalle riforme fiscali alla cooperazione finanziaria internazionale per sostenere i paesi più vulnerabili nella progettazione delle loro roadmap.
Dal documento alla politica: roadmaps, ostacoli e prossimi passi
La richiesta centrale uscita da Santa Marta è chiara: i governi devono presentare roadmap nazionali che traducano gli impegni in tappe misurabili. La Francia è stata il primo Paese europeo a pubblicare un piano durante la conferenza, il 28 aprile, mentre gli organizzatori hanno assicurato supporto tecnico e finanziario ai paesi che ne avranno bisogno. Restano tuttavia questioni aperte: non ci sono standard uniformi su come strutturare le roadmap, né scadenze vincolanti, e la capacità di ridurre la produzione in economie dipendenti dai combustibili fossili richiederà riforme economiche e accordi commerciali.
Gli organizzatori hanno indicato che la conferenza continuerà annualmente e che la prossima edizione si terrà a Tuvalu, co-ospitata dall’Irlanda. Inoltre il pannello scientifico mira a fornire un set di raccomandazioni completo in vista del COP31, in programma ad Antalya in novembre. Se Santa Marta sarà ricordata come un punto di svolta dipenderà dal fatto che le parole pronunciate qui vengano trasformate in politiche nazionali effettive e in cooperazione finanziaria concreta: la scienza ha offerto strumenti e percorsi, ora la prova toccherà alla politica.