Il 2024 si è rivelato un anno critico per Stellantis e per l’industria automobilistica italiana in generale, con una produzione ai minimi storici che richiama gli anni ’50. La produzione di Stellantis è crollata al di sotto delle 300.000 unità, un calo drastico del 45% rispetto all’anno precedente. Questo livello di produzionenon si vedeva dal lontano 1956, quando Fiat produceva simili volumi.
Industria automobilistica, fabbriche italiane in difficoltà
Il Rapporto Fim Cisl conferma una crisi senza precedenti, con una riduzione totale della produzione del gruppo Stellantis (auto e commerciali leggeri) del 36,8%, fermandosi a 475.090 unità, rispetto alle 751.384 dell’anno precedente. Questo scenario segna una crisi senza precedenti, con pesanti implicazioni per il settore e per l’occupazione.
Tutti gli stabilimenti italiani del gruppo Stellantis hanno registrato performance negative rispetto al 2023, con cali che vanno dal 21% a Pomigliano al 69,8% a Mirafiori fino al 79% per Maserati Modena. Il calo di volumi ha comportato l’uso massiccio della cassa integrazione e dei contratti di solidarietà, con circa 20.000 lavoratori coinvolti.
Le incertezze sono evidenti, con molte domande ancora aperte, come il destino di Termoli e la sospensione del progetto di una Gigafactory in Italia. I sindacati temono che l’industria auto italiana, già in difficoltà, possa subire ulteriori perdite, mettendo a rischio 25.000 posti di lavoro nell’indotto.
Il settore è in difficoltà, e le previsioni per il 2025 non sono più ottimistiche. La ripresa è prevista solo a partire dal 2026, con una crescita stimata del 50% rispetto al 2024.
[cm_tooltip_parse][/cm_tooltip_parse][cm_tooltip_parse][/cm_tooltip_parse][glossary_exclude][/glossary_exclude]Transizione green e crisi Stellantis: politiche europee
Ma il calo della produzione è solo una parte del problema. La transizione verso l’elettrico e le politiche ambientali stanno pesando sulla competitività del settore. Mentre l’Europa si prepara a rivedere le sue normative sul Green Deal, alcuni paesi, come la Germania, chiedono un cambiamento nelle politiche per evitare il collasso dell’industria automobilistica.
In Italia, il governo è sotto pressione per fornire un supporto concreto al settore, che ha bisogno di risorse immediate per affrontare la transizione verso la mobilità green.
Le pressioni sindacali e politiche sono forti e il governo Meloni sta cercando maggiori risorse per la transizione e politiche industriali più mirate, mentre il settore delle auto continua a lottare contro le sfide globali e la competizione internazionale. Il Ministro per le Imprese e il Made in Italy Adolfo Urso sostiene che la crisi dell’automotive può essere affrontata con una visione più pragmatica, sostenendo che il settore ha bisogno di interventi immediati per prevenire disordini come quelli vissuti in passato nel settore agricolo.
Mercato auto elettriche in Italia: tendenze e difficoltà a crescere
Nonostante l’arrivo di nuovi modelli elettrici, il mercato delle auto elettriche in Italia fatica a decollare. Le vendite sono calate del 2% nel 2024, con un pesante -14% a dicembre. Questo trend è in netto contrasto con la rapida crescita del mercato in Cina, dove le vendite di auto elettriche hanno superato il 50% del totale.
Motus-E, l’associazione che promuove la mobilità elettrica, ha chiesto al governo un coordinamento più forte sulla transizione tecnologica.
La Cina, intanto, sta rafforzando la sua posizione globale con nuove fabbriche e tecnologie avanzate, mentre l’Europa si trova a dover affrontare una crisi industriale che potrebbe compromettere la sua competitività a livello mondiale.
Il 2024 segna un anno difficile, ma non necessariamente la fine dell’industria automobilistica in Italia ed Europa. Il governo italiano ha chiesto misure urgenti per sostenere la transizione, con un focus sulla creazione di politiche industriali più mirate. Le misure previste dall’Unione Europea, che stanno per essere discusse, potrebbero essere decisive per evitare un ulteriore inasprimento della crisi e per garantire la sopravvivenza del settore.