Nel cuore della Maremma toscana, tra colline e borghi, la storia di Tatti intreccia dolore, abbandono e rinascita. Il primo grande spartiacque rimane la tragedia del 4 maggio 1954: in una miniera di lignite a Ribolla (provincia di Grosseto), a 260 metri di profondità, un’esplosione di grisù provocò la morte di 43 minatori e segnò la chiusura dell’attività estrattiva gestita dalla società Montecatini.
La conseguente ondata di licenziamenti e lo spopolamento colpirono duramente Tatti, che da paese di circa 1000 anime si ridusse a poche centinaia di residenti dedicati all’agricoltura e all’allevamento.
Negli anni successivi la cooperativa nata dopo la liberazione l’8 marzo 1945 chiuse i battenti e la vita collettiva si rarefò. Per decenni il borgo sembrò avviato verso un destino comune a molte aree rurali: case in vendita, giovani che partivano, attività chiuse.
Poi, all’inizio degli anni ’90, un incontro casuale cambiò il corso delle cose quando il regista svizzero Ruedi Gerber si imbatte in una casa semidiroccata a due chilometri da Tatti e decide di acquistarla, avviando un rapporto intenso con i circa 200 tatterini che conosce personalmente.
Da una piscina all’agriturismo: il progetto Sequerciani
Il desiderio iniziale di Gerber di avere una piscina si trasformò in motore di un progetto più ampio. Per ottenere il permesso edilizio doveva infatti dare alla sua tenuta la qualifica di agriturismo. Invece di limitarsi alla soluzione minima, Gerber trasformò Sequerciani in un intervento serio: piantò vigneti su due ettari, realizzò vasche artificiali per l’irrigazione e adattò stalle e rimesse per ospitare artisti e visitatori. Ha creato sottoterra ambienti per la fermentazione e l’imbottigliamento del vino costruendo una cantina moderna che è diventata simbolo del recupero agricolo e architettonico.
Coinvolgimento della comunità e recupero delle colture
L’approccio di Gerber non fu un’impresa solitaria: coinvolse gli abitanti di Tatti, recuperando pratiche agricole e lavorative tradizionali. Con interventi idraulici complessi, in terreni privi di acqua nel sottosuolo, furono piantati vigneti, olivi e grano su circa 170 ettari tra due boschi, restituendo vigore a colline un tempo brulle. Questo lavoro ha permesso non solo il ritorno di colture ma anche la riapertura di attività chiave nel paese.
Riaperture, documentario e sviluppo turistico
a oggi, grazie anche al supporto economico di Gerber, a Tatti sono riaperti il ristorante-bar chiamato Barrino il ‘circoletto’ e il negozio di alimentari noto come Le massaie esaurite. È stato avviato un bed-and-breakfast a Palazzo Gramsci e si è pensato a un progetto più ampio: una struttura ricettiva sopra il borgo capace di ospitare sia un boutique hotel che soluzioni più familiari come il residence o il bed-and-breakfast, con l’obiettivo di creare un modello di turistico-ricettivo dove gli ospiti interagiscono con la comunità locale, trasformando Tatti in una sorta di villaggio globale.
La storia di questo processo è stata raccontata dallo stesso Gerber nel documentario “Tatti, paese di sognatori” prodotto da Zas Film Ag e distribuito da Lo Scrittoio. Il film ha avuto presenze a festival come quello di Zurigo e il Festival dei Popoli a Firenze, portando con sé la quasi totalità del paese in proiezione e ritorno simbolico. L’intenzione è di far circolare il documentario in Toscana e, successivamente, su piattaforme di streaming o in tv.
Le parole di Gerber sintetizzano la spinta emotiva del progetto: “Mi sono innamorato di un luogo, diciamo, due chilometri sotto Tatti. quando hai trovato, diciamo così, un amore, può essere anche una persona, tienilo, sviluppalo, non lasciare andare”. E ancora: “Ho cominciato a fare vino, fare hospitality, ho fatto anche altre cose, ora abbiamo una bella cantina” e “È una storia di crescita, di sviluppo“.
Il documentario è stato interpretato da Gerber come un racconto di speranza: in un periodo segnato da pessimismo e crisi, la vicenda di Tatti dimostra che l’abbandono può diventare opportunità, ricreando collegamenti tra giovani e anziani, residenti e nuovi arrivati. Il risultato è un borgo che ha invertito la tendenza allo spopolamento, con case ora rioccupate e un ritorno di interesse verso la vita agricola e la comunità locale.
