> > D'Alema: serve un progetto, non un federatore; Schlein indecisa sulle primarie

D'Alema: serve un progetto, non un federatore; Schlein indecisa sulle primarie

D'Alema: serve un progetto, non un federatore; Schlein indecisa sulle primarie

D'Alema chiede un vero progetto al centrosinistra, mentre Schlein valuta le primarie tra tensioni interne.

Il centrosinistra italiano si trova a un bivio cruciale. Da una parte, l’ex premier Massimo D’Alema ha denunciato, in diretta a Corrado Augias su La7, un gioco di trappola ideato dalla premier Giorgia Meloni che costringerebbe i progressisti a designare un candidato premier prima delle elezioni. D’Alema sostiene che l’attuale governo è già una minoranza rispetto al sentimento popolare, evidenziando che la maggioranza degli elettori ha detto “no” al referendum costituzionale.

D’Alema critica la strategia della Meloni e richiama al programma

Secondo l’ex presidente del Consiglio, il problema più pressante del campo progressista è la caccia al federatore invece di un progetto concreto. “Serve un programma non un volto da promuovere”, ha affermato, rimarcando come negli ultimi scrutini le coalizioni di centro-destra si fossero distintate con figure chiare – “Salvini premier”, “Berlusconi presidente”, “Meloni premier” – mentre il centro-sinistra resta frammentato.

L’ex premier ha inoltre rimarcato che trasformare le elezioni di partito in un elezione personale minaccia la cultura democratica, richiamando la stabilità della Prima Repubblica.

Il contesto politico e la “trappola” del candidato premier

D’Alema ha anche inserito la discussione in un quadro più ampio, sottolineando l’influenza di un’enorme internazionale reazionaria capace di iniettare fake news e campagne di disinformazione sul web.

Il suo timore è che il campo democratico sia ormai poco armato di fronte a queste aggressioni, al punto da mancare una struttura solida come quella del vecchio partito comunista, capace di difendere ideali e organizzazione. In questo scenario, la necessità di un programma condiviso diventa cruciale per ricostruire una maggioranza capace di opporsi al governo attuale.

Il centro-sinistra in attesa: Schlein, le primarie e le divisioni interne

Nel frattempo, a Roma il 29 settembre si è avvertita una tensione crescente all’interno del centro-sinistra. Dopo la festa dell’Unità del Pd e la conclusione di “Nova” del M5s, la leadership democratica si trova a un crocevia. La segretaria Elly Schlein non ha ancora ufficializzato la sua candidatura alle primarie, scegliendo di tenere il punto su un tavolo programmatico e di rimandare la decisione sul rinnovo del mandato della propria carica.

Le pressioni interne sono molteplici. La fuoriuscita di Angelo Bonelli dagli Avs è stata vista con sfiducia da alcuni membri del Nazareno. Allo stesso tempo, i Verdi hanno avvertito che le primarie rappresentano un “rischio” e hanno proposto una “terza via”, ovvero la creazione di un tavolo di coalizione per scegliere un candidato che non sia né Conte né Schlein. La questione della possibile candidatura di Giorgio Gori ha suscitato dibattiti accesi, con alcune frange che temono un turno unico possa favorire la sconfitta di Schlein.

Le richieste di Gori e le posizioni di Taruffi

Il braccio destro di Schlein, Igor Taruffi ha ribadito in televisione che la legge statale indica la segretaria del Pd come candidato di punta in caso di primarie, ma ha ammesso anche la possibilità di una seconda candidatura previa approvazione dell’assemblea. Taruffi ha difeso l’idea che la scelta può avvenire “perché il partito più votato esprima il candidato oppure mediante primarie”. Tuttavia, la proposta di far correre Gori ha incontrato resistenze: alcuni riformisti hanno evidenziato che “dobbiamo prima capire se ci sarà un turno unico o due turni”. Il dibattito ha avuto una nota pratica quando la disponibilità di Gori è stata manifestata a Prato sabato scorso ma è stata frenata da altri esponenti del partito.

Il clima di sospensione è alimentato anche da divergenze su temi di politica estera, come il sostegno all’Ucraina. Schlein, sotto pressione, ha confermato il suo impegno a difendere i valori dell’Unione Europea, ricordando il ruolo di David Sassoli contro la Russia, ma ha anche sottolineato che una “pace giusta” non può significare concedere le ragioni dell’aggressore. Nelle settimane a venire, il partito dovrà decidere se accelerare il programma per superare le divisioni o rischiare di perdere terreno di fronte alla destra consolidata.

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