Adam Edelman, atleta israeliano, è finito al centro di una polemica durante la gara di bob a Milano‑Cortina dopo un commento in diretta di Radio Télévision Suisse (RTS). Mentre la squadra israeliana concludeva la manche, il cronista lo ha definito “sionista convinto” e ha citato post attribuiti all’atleta su un presunto sostegno all’intervento militare nella Striscia di Gaza.
Il commento, pronunciato in diretta, ha rapidamente trasformato un momento sportivo in uno scontro politico che si è diffuso sui social.
Il commento e le espressioni riportate
Il cronista ha utilizzato parole forti, incluso il termine “genocidio”, richiamando un linguaggio presente in un rapporto dell’ONU, e ha menzionato una frase attribuita a Edelman che definiva l’operazione militare «la guerra più giusta e morale della storia». Queste citazioni hanno acceso il dibattito e polarizzato le reazioni dell’opinione pubblica.
Reazioni immediate e ricadute istituzionali
Il frammento della telecronaca è circolato in rete e ha suscitato risposte contrastanti: da una parte chi ha difeso il cronista come denunciato civile, dall’altra esponenti della comunità israeliana e organizzazioni pro‑Israele hanno parlato di diffamazione e antisemitismo, chiedendo provvedimenti. L’emittente ha annunciato verifiche interne e non si esclude l’apertura di segnalazioni formali agli organi competenti.
Replica dell’atleta e posizione del CIO
Edelman ha risposto sui social sottolineando lo spirito sportivo della sua squadra: ha definito i compagni atleti orgogliosi e determinati, arrivati alle Olimpiadi con risorse limitate e senza intenti politici. Il Comitato Olimpico Internazionale ha ricordato i principi di neutralità e unità che guidano i Giochi, spiegando che i commenti dei singoli giornalisti rientrano nelle responsabilità delle rispettive emittenti piuttosto che nella sfera disciplinare diretta del CIO.
Aspetti etici e regolamentari
La vicenda riporta al centro questioni delicate: dove tracciare il confine tra impegno politico e attività sportiva? Le segnalazioni sui presunti post hanno spinto a verifiche sulle possibili violazioni di codici editoriali e norme interne alle istituzioni sportive. È emersa anche la questione dei criteri applicati: alcuni osservatori parlano di doppio standard nel trattamento di casi simili, sollevando dubbi su trasparenza e coerenza nelle decisioni disciplinari.
Impatto mediatico e possibili sviluppi
Il caso dimostra quanto un singolo commento possa amplificarsi nell’ecosistema digitale e innescare conseguenze professionali e legali per giornalisti ed emittenti. La rimozione del video dai canali della RTS ha riaperto il confronto sulle pratiche editoriali e sulle politiche interne delle tv. Nei prossimi giorni si attendono l’esito delle verifiche interne, eventuali procedimenti da parte degli ordini professionali e, forse, azioni legali o disciplinari.
Con la Russia delle gare ancora in programma, la vicenda resterà sotto osservazione: le decisioni che seguiranno potranno chiarire i limiti del diritto di cronaca, la tutela degli atleti e le regole che disciplinano la convivenza tra sport e temi geopolitici.