Giovanna Rigato, ex concorrente del Grande Fratello, è accusata di tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi: per lei il pm ha chiesto 3 anni e 6 mesi di reclusione e una multa di 1.300 euro. La difesa respinge le accuse e invoca l’assoluzione, mentre la sentenza è attesa a novembre.
Tentata estorsione a Berlusconi, il pm chiede tre anni e mezzo per Giovanna Rigato
Come riportato dall’Adnkronos, il pubblico ministero Alessio Rinaldi ha chiesto una condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione e 1.300 euro di multa per Giovanna Rigato, ex concorrente del Grande Fratello, imputata davanti al Tribunale di Monza per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. Al centro del procedimento ci sarebbe la presunta richiesta di denaro avanzata dalla donna nei confronti dell’ex presidente del Consiglio: inizialmente 500mila euro, poi arrivati a un milione.
Secondo la ricostruzione accusatoria, Rigato avrebbe minacciato di riferire ai magistrati informazioni compromettenti sulle cosiddette «cene eleganti» organizzate ad Arcore, qualora non avesse ricevuto la somma richiesta.
Le accuse sono sempre state respinte dall’imputata, che ha negato qualsiasi intento estorsivo. Nel processo si sono costituiti parte civile i cinque figli del Cavaliere, Marina, Pier Silvio, Barbara, Eleonora e Luigi, proseguendo l’azione legale avviata dal padre.
La vicenda giudiziaria ha preso forma con il rinvio a giudizio disposto nel 2021 e, durante il dibattimento, sono state ascoltate anche Karima El Mahroug, conosciuta come Ruby, e Barbara Guerra.
La difesa di Giovanna Rigato chiede l’assoluzione: “Nessun intento estorsivo”
Di tutt’altro avviso la difesa di Rigato. Come riportato dall’Ansa, gli avvocati Stefano Gerunda e Corrado Viazzo hanno chiesto l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato, sostenendo che la loro assistita fosse convinta di esercitare un proprio diritto. In alternativa, i legali hanno sollecitato una riqualificazione dell’accusa nel reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, per il quale sarebbe intervenuta la prescrizione.
Secondo la versione della donna, la richiesta economica rappresentava una forma di risarcimento per i danni personali, psicologici e professionali che avrebbe subito dopo essere stata associata mediaticamente alle vicende di Arcore e alle cosiddette «olgettine». Rigato ha sostenuto di essere stata ingiustamente coinvolta nell’inchiesta e di aver perso importanti opportunità televisive a causa di quell’accostamento.
La difesa ha inoltre ricordato le denunce per diffamazione presentate dalla donna, successivamente archiviate, e la sua convinzione di non aver ricevuto adeguata tutela. La Procura, al contrario, ritiene che la condotta integri il tentativo di estorsione contestato. Il processo proseguirà il 18 novembre con le repliche con la sentenza attesa a novembre.
