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Trump approva trivellazioni ultra‑deepwater e ordina il riavvio di un gasdotto in California

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Il governo ha dato il via libera a un progetto petrolifero ultra‑deepwater e ha invocato la Defense Production Act per forzare il riavvio di infrastrutture costiere; la reazione politica e ambientale è immediata

Il 14 marzo 2026 l’amministrazione federale ha autorizzato un imponente piano di estrazione in acque ultraprofonde nel Golfo del Messico e, contestualmente, ha compiuto un atto esecutivo volto a riattivare infrastrutture petrolifere al largo della California. Queste decisioni, annunciate nel contesto dell’aumento dei prezzi energetici e delle tensioni internazionali che coinvolgono lo Stretto di Hormuz, hanno riacceso il dibattito su sicurezza energetica, impatti ambientali e poteri esecutivi.

Le mosse hanno suscitato reazioni contrapposte: da un lato il governo e i sostenitori dell’industria parlano di misure necessarie per ridurre la dipendenza dalle importazioni, dall’altro attivisti, autorità statali e legali denunciano rischi per la costa, il mare e le comunità locali. Nel racconto che segue si analizzano i dettagli tecnici, le ragioni invocate dall’esecutivo e le principali obiezioni sollevate da avversari politici e gruppi ambientalisti.

Il progetto Kaskida: numeri, ubicazione e rischi tecnici

Il progetto, noto come Kaskida, è gestito da BP e riguarda operazioni a circa 250 miglia dalla costa della Louisiana. L’investimento dichiarato è di circa 5 miliardi di dollari e la società prevede una produzione che potrebbe arrivare fino a 10 miliardi di barili entro la fine del decennio, con avvio previsto per il 2029. Gli oppositori sottolineano che si tratta di trivellazione in condizioni di altissima pressione e temperatura, caratteristiche che aumentano la probabilità di incidenti e la difficoltà nelle operazioni di contenimento.

Le lezioni del passato

Il confronto con il disastro della Deepwater Horizon del 2010, che ha rilasciato oltre 3 milioni di barili nel Golfo, è inevitabile. Esperti e associazioni ricordano che le operazioni ultra‑deepwater richiedono sistemi di risposta avanzati e che, secondo le contestazioni, il piano operativo presentato da BP contiene analogie pericolose con le soluzioni adottate in passato, come l’uso di dispersanti chimici per frammentare idrocarburi in acqua.

Ordine per la California: l’uso della Defense Production Act e il caso Sable

Il 13 marzo 2026 il presidente ha firmato un atto esecutivo che autorizza il ricorso alla Defense Production Act per accelerare attività petrolifere considerate strategiche. Il Segretario all’Energia Chris Wright ha usato questa autorità per ordinare a Sable Offshore Corp. di ripristinare le operazioni della Santa Ynez Unit, un insieme di piattaforme offshore e tubazioni che corrono lungo la costa della Contea di Santa Barbara.

Controversie legali e reazioni locali

Le autorità statali, guidate dal Governatore Gavin Newsom, hanno bollato l’ordine come un tentativo di aggirare divieti e procedimenti giudiziari che impedivano il riavvio, segnalando che Sable affronta indagini e accuse relative a scarichi illeciti e lavori in aree protette. Ambientalisti e procuratori statali hanno promesso ricorsi legali, mentre i critici sostengono che l’invocazione della Defense Production Act sia un uso politico di un provvedimento pensato per emergenze nazionali.

Implicazioni economiche, ambientali e politiche

Dal punto di vista economico, l’amministrazione sostiene che le mosse creeranno posti di lavoro e contribuiranno ad aumentare l’offerta nei mercati nazionali, attenuando l’effetto degli shock sulle forniture globali. Tuttavia, analisti e rappresentanti locali osservano che l’olio prodotto sul suolo statunitense viene venduto sui mercati internazionali al prezzo globale, quindi l’impatto diretto sui prezzi alla pompa per i consumatori americani può essere marginale.

Sul fronte ambientale, gruppi come Earthjustice e la Sierra Club hanno depositato osservazioni tecniche chiedendo il blocco del piano Kaskida, sostenendo che incidenti in acque profonde sono più difficili da contenere e che le conseguenze per le comunità costiere e la pesca possono essere durature. Nel panorama politico, la scelta di dare priorità a nuova produzione fossile è vista come coerente con la strategia amministrativa, ma anche come elemento di forte polarizzazione in vista di battaglie legali e giudiziarie.

Prospettive e scenari possibili

Le autorizzazioni amministrative avvicinano le operazioni alla fase di scavo effettivo, ma permangono ostacoli regolatori e cause in corso che possono ritardare o modificare i progetti. Mentre il governo parla di domanda energetica e sicurezza nazionale, le contese legali e le proteste locali indicano che il percorso pratico verso l’estrazione sarà complesso e incerto.

In sintesi, le decisioni del 13 e 14 marzo 2026 rappresentano un’accelerazione nella politica energetica federale: da un lato la volontà di incrementare l’offerta interna con progetti come Kaskida, dall’altro l’uso di poteri straordinari per forzare il riavvio di infrastrutture costiere. Resta da vedere se queste misure raggiungeranno gli obiettivi dichiarati senza compromettere la sicurezza delle coste, la salute degli oceani e il quadro legale tra Stato e federazione.