A pochi giorni dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’amministrazione Trump ha preso una decisione controversa nei confronti dei rappresentanti palestinesi. La mossa ha subito attirato l’attenzione internazionale e raccolto commenti favorevoli da Israele, che l’ha definita “coraggiosa” nel contesto delle relazioni mediorientali.
Il sostegno di Israele alla decisione americana
La mossa statunitense ha ricevuto il plauso di Israele: il ministro degli Esteri Gideon Saar ha definito la revoca dei visti “un passo coraggioso”, ringraziando pubblicamente il presidente Donald Trump e il segretario di Stato Marco Rubio.
Secondo il Dipartimento di Stato, le misure adottate da OLP e ANP hanno contribuito a ostacolare il rilascio di ostaggi da parte di Hamas e a interrompere i negoziati per un cessate il fuoco a Gaza, rafforzando così la motivazione della decisione americana.
Usa, Trump revoca visti ai palestinesi prima dell’Assemblea Onu: il motivo
Marco Rubio ha annunciato la decisione di revocare i visti ai membri dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e dell’Autorità Palestinese (ANP) in vista della prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
“Prima che l’Olp e l’Autorità Palestinese possano essere considerate partner per la pace, devono ripudiare sistematicamente il terrorismo e porre fine all’incitamento al terrorismo nell’istruzione, come richiesto dalla legge statunitense e come promesso dall’Olp”.
In una nota del Dipartimento di Stato si sottolinea che l’amministrazione Trump intende evitare qualsiasi forma di ricompensa al terrorismo, richiamando la necessità che OLP e ANP condannino il terrorismo, cessino l’incitamento nelle scuole e interrompano campagne internazionali volte a ottenere riconoscimenti unilaterali.
“L’Autorità Palestinese deve inoltre porre fine ai suoi tentativi di aggirare i negoziati attraverso campagne internazionali, inclusi appelli alla Cpi, e sforzi per ottenere il riconoscimento unilaterale di un ipotetico Stato palestinese”.
La missione palestinese presso l’Onu continuerà comunque a ricevere permessi secondo quanto previsto dall’UN Headquarters Agreement.