Il Governo è al centro di tensioni interne senza precedenti, con le divisioni nella Lega che mettono a rischio la coesione della maggioranza. La decisione del vicesegretario Roberto Vannacci di invitare i suoi parlamentari a votare contro il decreto di rifinanziamento degli aiuti all’Ucraina ha scatenato uno scontro politico che evidenzia rivalità personali, strategie di partito e orientamenti sulla politica estera.
Il commento del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, è stato immediato e severo.
Alleati e rivali: il peso delle azioni politiche al Parlamento
Nei palazzi del Parlamento italiano, l’atmosfera era già carica di tensione ancor prima dell’apertura dei lavori. Le correnti interne ai partiti si muovono come fiumi sotterranei: invisibili, ma in grado di ridefinire la geografia politica del Paese in un attimo. In questo contesto, ogni dichiarazione pubblica o gesto simbolico acquista un peso particolare, diventando specchio delle tensioni e delle strategie in atto.
“Chi segue Vannacci fa una scelta suicida”, la critica di Tajani
Il recente episodio che ha visto protagonista il vicesegretario della Lega, Roberto Vannacci, segna un punto cruciale nella vita del partito. La sua chiamata ai parlamentari leghisti a votare contro il decreto di rifinanziamento degli aiuti a Kiev ha immediatamente acceso il dibattito politico e mediatico. Secondo il vicepremier Antonio Tajani, l’iniziativa dei cosiddetti vannacciani rappresenterebbe “un’operazione suicida”, capace di minare la coesione interna del partito e la stabilità della maggioranza.
La scelta di Vannacci si inserirebbe in una sfida politica con Guido Crosetto, ministro della Difesa e suo storico rivale, che alla Camera ha raccolto applausi dai banchi di Forza Italia e Fratelli d’Italia, consolidando così la sua autorevolezza sui temi della difesa e della politica estera. Il voto sul decreto, ormai imminente, sarà un vero banco di prova: ogni decisione dei parlamentari leghisti sarà interpretata non solo come posizione legislativa, ma come segnale politico verso la base e verso i partner di governo.