Il summit della Nato ad Ankara ha visto i principali leader dell’Alleanza riunirsi per una cena ufficiale offerta dal presidente turco. L’atmosfera della serata ha alternato momenti di confronto informale e dichiarazioni pubbliche che sintetizzano le tensioni e le convergenze emerse tra gli alleati. Tra le frasi riportate dalla presidente del Consiglio italiana spicca che “c’è stato un confronto molto positivo“; parole che cercano di sottolineare un clima costruttivo nonostante i contrasti sul tavolo.
La cena, a porte chiuse, ha messo insieme figure centrali dell’Alleanza: oltre a Giorgia Meloni, erano presenti il presidente degli Stati Uniti, il presidente della Turchia e altri leader europei. Nel corso della giornata sono emerse questioni che spaziano dalle posizioni sulla crisi in Iran alla possibile revisione della presenza militare statunitense in Europa, fino alla spinta comune verso maggiori investimenti in difesa.
Scambio di parole e segnali tra i leader presenti ad Ankara
Il presidente statunitense ha espresso critiche sull’azione collettiva dell’Alleanza in relazione all’Iran affermando che “mi ha deluso, non c’è stata“. Parole dure che hanno interessato diversi Paesi europei nominati dal suo intervento: FranciaGermaniaItalia e Regno Unito. Nonostante il tono critico, durante la serata Trump ha definito la premier italiana con un apprezzamento personale: “Mi piace, è una brava persona“.
La convivenza tra rimproveri pubblici e gesti di cortesia privata ha caratterizzato il bilancio della giornata.
Rapporti personali e reazioni politiche
Giorgia Meloni, tornando in hotel, ha ridotto al minimo i commenti, descrivendo il rapporto con il presidente statunitense come “rapporti cordiali“. Allo stesso tempo, da più parti nell’alleanza si è interpretato il linguaggio del presidente Usa non come una distensione completa ma come una forma di insistenza mirata, soprattutto verso il governo italiano, unico leader esplicitamente citato nel suo intervento. Il ministro belga Theo Francken è intervenuto pubblicamente in difesa della premier, definendola “la regina del centrodestra in Europa” e sostenendo che “È lei la leader“.
Spese per la difesa e obiettivi numerici nel dibattito dell’Alleanza
Tra i temi concreti affrontati ad Ankara è tornata la questione degli investimenti nella difesa. Il segretario generale ha ricordato l’obiettivo di portare le spese al 5% del Pil indicato nei recenti impegni e ha presentato dati che mostrano come la maggior parte dei Paesi abbia già raggiunto almeno il 2% per la difesa “core“; la Slovenia è citata come eccezione. Questi numeri fungono da misura tangibile della disponibilità degli alleati a sostenere l’apparato comune, non solo a parole.
Accanto al tema finanziario si è discusso anche della cooperazione industriale nel settore della difesa, con contratti e partnership che coinvolgono imprese di più Paesi e che sono stati presentati come segnali di rafforzamento dell’autonomia strategica europea in collaborazione con partner transatlantici.
Questioni bilaterali e dossier sensibili
Altri punti caldi al vertice riguardano la presenza militare americana in Europa e controversie su accordi per sistemi d’armamento: la possibile revisione della partecipazione degli Stati Uniti sul territorio europeo è stata citata come argomento aperto, senza comunicazioni formali di ritiro. In aggiunta, fanno notizia le tensioni su forniture e programmi specifici che coinvolgono alcuni Paesi, con posizioni divergenti espresse anche a livello bilaterale tra gli alleati.
La Turchia ha scelto di utilizzare anche la cosiddetta food diplomacy proponendo un menu della tradizione locale durante la cena per favorire un clima di vicinanza culturale. La decisione di concentrare i lavori in un ambiente conviviale è stata pensata per facilitare il dialogo tra leader con visioni non sempre coincidenti.
Nel riepilogo della giornata rimangono netti i contrasti verbali e la ricerca di punti di contatto: dall’affermazione pubblica della premier italiana sul tono positivo del confronto alla critica americana sull’azione collettiva in relazione all’Iran, passando per l’insistenza sui target finanziari dell’Alleanza. Sullo sfondo, la gestione dei rapporti bilaterali e i dossier industriali e militari restano al centro delle discussioni.
