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Tensioni al vertice Nato: leader europei difendono la sovranità della Groenlandia

Tensioni al vertice Nato: leader europei difendono la sovranità della Groenlandia

Al vertice Nato ad Ankara i capi di Stato e di governo hanno reagito alle nuove affermazioni di Donald Trump sulla Groenlandia: messaggi chiari di solidarietà alla Danimarca, richiami all'unità dell'Alleanza e rassicurazioni sul funzionamento della Nato.

Al vertice Nato di Ankara, i leader europei hanno difeso la sovranità della Groenlandia dopo le dichiarazioni di Donald Trump che hanno rimesso in discussione il controllo danese sul territorio. Nel corso dei lavori, il tema ha dominato il confronto politico tra i 32 capi di Stato e di governo riuniti nella capitale turca.

Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2026.

La vicenda è rilevante perché tocca il principio della difesa collettiva e gli assetti territoriali all’interno dell’Alleanza. La Groenlandia, parte del Regno di Danimarca, è cruciale per la postura atlantica nell’Artico e per la rete di basi e rotte strategiche, mentre sullo sfondo restano le pressioni su spesa per la difesa e coordinamento sulla crisi con l’Iran.

Le frasi di Trump ad Ankara e il nodo Groenlandia

Trump ha riportato al centro del dibattito il dossier groenlandese affermando che ” Greenland … should be controlled by the United States, not by Denmark “. Ha sostenuto inoltre che “La Danimarca non spende soldi per aiutare la Groenlandia, che è una parte importante per gli Usa”, collegando il tema alla competizione con Russia e Cina nell’Artico.

In parallelo, ha rilanciato critiche sull’impegno europeo nei contributi alla difesa, evocando una revisione della presenza militare statunitense in Europa.

Le parole sul possibile ripensamento del dispiegamento americano hanno innescato allarme tra gli alleati, già concentrati su deterrenza e interoperabilità. Sul piano politico, l’uscita su Copenaghen e Nuuk ha riaperto una frattura latente nel rapporto transatlantico e ha costretto i leader a ribadire la centralità del quadro Nato nella gestione delle controversie tra membri.

La risposta dei leader europei e della Danimarca

All’arrivo al summit, la premier danese Mette Frederiksen ha scandito: ” We are ready to defend every inch of NATO, including our own territory “. Ha poi ricordato il fondamento dell’Alleanza: ” One of the reasons why we built NATO many, many years ago is if anything happens to one of us then everybody should stand up for each other “. I messaggi hanno riaffermato che la Groenlandia rientra nella tutela della difesa collettiva.

Hanno fatto eco altri leader europei. Il norvegese Jonas Gahr Støre ha preso le distanze: ” That type of statement, that type of claim, Norway distances itself from “. La premier islandese Kristrún Frostadóttir ha ricordato: ” Greenland belongs to the people of Greenland “. Il presidente lituano Gitanas Nausėda ha ribadito: ” Greenland is an indispensable part of Denmark “. Segnali convergenti su integrità territoriale e rispetto degli accordi tra alleati.

Processo interno alla Nato e gestione delle tensioni

Per raffreddare il confronto, il segretario generale Mark Rutte ha richiamato i canali dell’Alleanza: ” When it comes to Denmark and Greenland itself we have a good process in place “. La linea è stata condivisa da vari capi delegazione, con l’idea di ricondurre le divergenze a meccanismi interni e a tavoli bilaterali, preservando la capacità decisionale della Nato.

Il presidente polacco Karol Nawrocki ha sintetizzato la postura degli alleati: ” Allies can solve the problems inside NATO “. Dall’Estonia, Kristen Michal ha confermato la fiducia operativa nell’Alleanza: ” If you are asking, is NATO working, and if I am confident that NATO is working, I am absolutely confident “. L’obiettivo è tenere un fronte coeso su sovranità e mutua difesa pur in presenza di posizioni statunitensi più assertive.

Minacce sul dispiegamento USA in Europa e il dossier Iran

Oltre alla Groenlandia, Trump ha alzato il tono sulla presenza USA nel continente, ventilando che Washington potrebbe ritirare tutte le truppe dall’Europa se gli alleati non aumentassero il contributo. Ha poi ampliato il raggio alle crisi mediorientali, affermando: “L’Europa vuole aiutare sull’Iran, ma non ne abbiamo bisogno”. La frase ha marcato la volontà di gestire il dossier iraniano senza dipendere da un supporto europeo coordinato.

In questo contesto, Trump ha espresso delusione verso capitali europee che non hanno aderito ad azioni nello Stretto di Hormuz aggiungendo: “Noi ci siamo sempre stati per loro, ma loro non ci sono stati per noi”. Ha rivolto un passaggio diretto alla premier italiana Giorgia Meloni“Il nostro rapporto si era un po’ guastato perché lei si è rifiutata di aiutarci riguardo allo Stretto di Hormuz “. L’episodio ha evidenziato le frizioni sulla condivisione degli oneri e sull’impiego operativo congiunto.

L’asse con la Turchia e impatto sull’agenda del vertice

Nelle stesse ore, Trump ha incontrato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan definendo la relazione bilaterale con Ankara con un laconico: “Siamo grandi amici”. Ha poi elogiato il ruolo della Turchia nel rafforzamento delle proprie capacità militari e le infrastrutture della capitale. L’atteggiamento ha segnato un contrasto con le critiche rivolte a vari partner europei, aggiungendo un ulteriore livello alla dinamica interna del summit.

Le tensioni hanno finito per deviare parte dell’agenda originaria, che prevedeva un focus su spesa, posture comuni e risposta alle criticità globali. Nonostante ciò, i messaggi emersi hanno mostrato una convergenza europea sulla tutela della sovranità e l’impegno a trattare le divergenze nel quadro Nato. La Groenlandia è rimasta il punto più sensibile, al crocevia tra strategia artica equilibrio transatlantico e gestione dei rapporti interni all’Alleanza.

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