Vittorio Sgarbi, ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma da circa tre settimane, mostra lievi segnali di miglioramento, ma resta in prognosi riservata. Le condizioni di salute del critico d’arte, ancora in Terapia intensiva, sono al centro di nuove testimonianze e precisazioni da parte delle persone a lui vicine.
Vittorio Sgarbi ricoverato al Gemelli: gli ultimi aggiornamenti sulle condizioni
Le condizioni di Vittorio Sgarbi, 74 anni, mostrano alcuni segnali positivi, ma il quadro clinico rimane delicato. Il critico d’arte ed ex sottosegretario alla Cultura è ricoverato dal 30 settembre al Policlinico Gemelli di Roma, dove è stato trasferito dopo una grave crisi respiratoria. Secondo quanto riferito da fonti citate da Adnkronos Salute e Fanpage.it, Sgarbi si trova ancora nel reparto di Terapia intensiva, sottoposto a un monitoraggio costante.
La scorsa settimana i medici sono intervenuti con una tracheostomia percutanea, procedura necessaria per agevolare la respirazione. L’eventuale trasferimento in un altro reparto, anche a indirizzo riabilitativo, sarà preso in considerazione soltanto nei prossimi giorni, qualora i miglioramenti dovessero consolidarsi.
Vittorio Sgarbi, come sta? L’importante novità sulle sue condizioni di salute
A fornire ulteriori dettagli sulle condizioni del professore sono state alcune persone vicine alla figlia Evelina Sgarbi, che la sera del 20 ottobre si è recata personalmente al Gemelli per verificare la situazione del padre. Secondo quanto riferito dalle fonti a Fanpage.it, il critico d’arte sarebbe ancora molto debilitato e in uno stato di coscienza ridotta. «L’abbiamo trovato grossomodo nelle condizioni in cui era la settimana scorsa», avrebbero raccontato, smentendo le indiscrezioni secondo cui sarebbe riuscito a parlare e a scrivere. Le stesse persone hanno spiegato che Sgarbi riuscirebbe comunque a comunicare attraverso piccoli movimenti degli occhi e cenni del capo. Nel frattempo, sarebbero emerse difficoltà per Evelina nel ricevere aggiornamenti telefonici dall’ospedale: secondo la ricostruzione delle fonti, il primario le avrebbe comunicato che le informazioni sarebbero state fornite soltanto in presenza, rendendo necessari ulteriori viaggi a Roma.
Dopo la diffusione delle notizie, è arrivata anche la replica di Eugenio Lio, compagno di Elisabetta Sgarbi, che ha contestato la descrizione delle condizioni del critico d’arte. In particolare, ha precisato a Fanpage che la tracheostomia può rendere difficile parlare normalmente, senza impedire necessariamente di pronunciare alcune parole a bassa voce. «Con una tracheotomia ancora in corso, non si parla, si sussurra. Vittorio – con la tracheotomia – sussurra parole. Non ci vedo nulla di anormale. Direi che fa parte del decorso. Quanto al termine “semicosciente”, è un vocabolo che non ha riscontro medico e logico. È vigile e risponde. E, in Terapia Intensiva, è consigliabile riposare per recuperare», ha dichiarato, aggiungendo che, a suo giudizio, il termine «semicosciente» non sarebbe appropriato per descriverne lo stato.
