Nuuk (Groenlandia), 20 gen. (askanews) – Una terra ai margini del mondo abitato, per secoli quasi dimenticata, tranne che da geologi e militari, sempre senza clamori. La Groenlandia si ritrova ora all’improvviso al centro di una contesa internazionale senza precedenti, fra gli Stati Uniti e buona parte dei suoi alleati in seno alla Nato, con il presidente americano Donald Trump che insiste sul voler acquistare o alla peggio annettere il territorio, giuridicamente controllato dalla Danimarca anche se dotato di una sua autonomia.
I suoi abitanti, poco più di 55.000, sono al 90% di etnia Inuit, mentre il resto è di origine nordica, soprattutto danese e norvegese.
“Dovrebbe stare alla larga – dice Nina Carlsen riferendosi a Donald Trump – perché qui viviamo in pace, senza problemi, senza preoccupazioni. E questo è per il nostro futuro e anche per i nostri figli. Quindi sto bene senza di lui”.
“Io vivo qui in Groenlandia – afferma Hans Zeeb, disoccupato – e la Groenlandia non è in vendita. Quando Trump dice una cosa del genere, è una minaccia. Penso che sia molto grave. Immagino che abbia la base aerea di Pituffik Thule. Ha le sue truppe lassù. Dovrebbe accontentarsi di questo”.
“Non ho paura – dice malgrado tutto Lea Olsen, studentessa – perché credo nella Nato e credo nell’Europa. Credo che siamo uniti e che loro ci sostengano”.