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Ponticelli, dalla zia assassinata ai genitori in carcere: la vita di Ylenia Musella e del fratello killer

ylenia musella fratello

Dall’amore fraterno alla tragedia: come Ylenia Musella e il fratello sono cresciuti in un rione segnato da violenza e ricordi dolorosi.

La violenza domestica e familiare, spesso nascosta dietro mura apparentemente tranquille, può trasformarsi in tragedia nel giro di pochi attimi. Il caso di Ylenia Musella, uccisa a 22 anni dal fratello con cui condivideva un legame profondo, mette in luce quanto il contesto sociale e culturale possa alimentare conflitti mortali, mostrando il lato oscuro di rapporti affettivi apparentemente solidi.

Ylenia Musella e il fratello Giuseppe: un legame spezzato dalla violenza

Oggi è un giorno importante per te. È il tuo compleanno e spero che lo passi nei migliori dei modi, perché nonostante la tua giovane età sei già uomo e hai saputo farmi da madre e da padre“. Queste parole, scritte da Ylenia Musella in occasione del 17esimo compleanno del fratello Giuseppe, oggi suonano come un tragico presagio.

La giovane, 22 anni, è stata vittima di un omicidio domestico: il fratello che tanto aveva ammirato l’ha picchiata e colpita con un coltello, al termine di una lite nel rione Conocal a Ponticelli. Nei post rivolti a lui, la giovane celebrava un legame di protezione e affetto: “Mi hai insegnato tutto quello che c’è da sapere. Hai sempre saputo mettere il sorriso sul mio viso ed io sono orgogliosa di te. Hai sempre fatto in modo che non mi mancasse niente e mi hai sempre difesa da tutti“. Quelle stesse parole, oggi, assumono un peso differente, mentre il ricordo della loro complicità familiare resta sospeso tra rabbia e dolore.

Ylenia Musella e il fratello killer: genitori in carcere, zia assassinata e un’infanzia segnata al rione Conocal

La tragedia si è consumata in una casa popolare dove Ylenia e Giuseppe vivevano soli, prima del recente ritorno della madre dal carcere, il padre dei due giovani è ritenuto un esponente del clan Casella-Circone. Il contesto del rione Conocal, segnato da precedenti episodi di violenza legati alla camorra, racconta una realtà difficile: qui, già nel 2015, un altro omicidio aveva colpito la famiglia, con la morte della zia dei giovani Annunziata D’Amico.

La vita di Ylenia, raccontata dai suoi profili social, mostra una giovane ventenne come tante: viaggi, musica, serate con gli amici, sorrisi e colori nei capelli. Eppure, la realtà domestica e sociale che la circondava era permeata da una cultura della violenza, fatta di silenzi, assenze e regole distorte.

I segni sul corpo della ragazza — lividi, colpi inferti a mani nude, poi le coltellate — parlano di un’escalation fatale. Il rione, per la prima volta, ha rotto l’omertà: testimoni hanno parlato, raccontando urla e disperazione. La morte di Ylenia diventa così simbolo di un degrado che spesso resta invisibile fino all’esplosione della tragedia, di una promessa d’affetto trasformata in tragedia: “Anche se litighiamo cento volte al giorno, io non ti cambierei mai“.