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Afghanistan, viaggio nella base Nato ad Herat

Herat (Afghanistan), 9 giu. (askanews) – La base della Nato, a Herat (nel nord-est dell’Afghanistan) non è più come un tempo. Degli oltre duemila militari italiani non resta che un piccolo gruppo. Dopo vent’anni di missione, la cerimonia dell’ammaina bandiera segna il ritiro dei militari italiani, seppure simbolico. Perchè il rimpatrio è già iniziato i primi di maggio ma si completerà nelle prossime settimane. Non è dato sapere, al momento, quanti siano i militari italiani ancora nel teatro operativo e quando ci sarà la data esatta della “end of mission”.

E’ stato il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, a volare in Afghanistan per questa giornata storica.

“Oggi viviamo un momento cruciale, nella storia di un percorso iniziato 20 anni fa, dopo il devastante e ignobile attacco alle Torri Gemelle – ha detto Guerini -. In quell’occasione non furono attaccati solo gli Stati Uniti ma l’intera comunità internazionale e i valori dell’Occidente.

“La sfida in Afghanistan è ancora grande. Dobbiamo perciò continuare ad essere a fianco degli afgani.

Non vogliamo che l’Afghanistan torni a essere un luogo sicuro per i terroristi. E non vogliamo che i diritti conquistati dalla società vadano persi”.

A rovinare una giornata storica, è stato un “caso diplomatico”. Il Boeing 747 dell’Aeronautica Militare, con a bordo una quarantina di giornalisti e alcuni militari partiti da Pratica di Mare per seguire la cerimonia a Herat, è stato bloccato poco prima di entrare nello spazio aereo degli Emirati Arabi Uniti. Tanto che la Farnesina ha convocato l’ambasciatore emiratino in Italia per mostrare il proprio disappunto per un gesto “inatteso” che rischia di incrinare le relazioni tra i due Paesi.

(Servizio e immagini di Serena Sartini)

© Riproduzione riservata

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