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Antonio Segatori rivendica la paternità di Adriano Celentano: tra ricorsi e battute social

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Un uomo afferma di avere il diritto di sapere chi è il suo padre e ha avviato una battaglia civile che richiama eventi degli anni Sessanta e un procedimento archiviato nel 1975

La notizia è tornata sotto i riflettori il 19 marzo 2026, quando il settimanale Oggi ha pubblicato un’intervista esclusiva ad Antonio Maria Segatori, un romano di 55 anni che sostiene di essere il figlio biologico di Adriano Celentano. La vicenda unisce ricordi d’epoca, dichiarazioni pubbliche e un nuovo atto giudiziario depositato al Tribunale civile di Milano, aprendo scenari che erano già stati affrontati decenni fa.

Il racconto parte da lontano: la madre di Segatori, Maria Luigia Biscardi, entrò nel Clan Celentano nel 1967, dopo essersi presentata al Cantagiro con il nome d’arte Brenda Bis. Da allora la vicenda ha avuto diverse tappe, fra accuse, procedimenti e repliche pubbliche, fino al recente ricorso per ottenere una dichiarazione giudiziale di paternità.

Le affermazioni di Antonio Segatori e l’azione giudiziaria

Antonio Segatori ha spiegato di aver vissuto con due cognomi e di voler finalmente portare il cognome che, a suo avviso, gli spetta: Celentano. Assistito dagli avvocati Pierpaolo Salinetti e Manuela Maccaroni, ha depositato al Tribunale civile di Milano un ricorso volto a ottenere l’accertamento della paternità. Nel suo racconto emerge la volontà di conoscere la verità più che una richiesta economica: «Non cerco soldi», ha ribadito, chiedendo invece un incontro e un riconoscimento formale.

La componente probatoria e il test del DNA

Sul piano giuridico la questione potrà passare attraverso accertamenti biologici: il giudice potrà disporre il test del DNA se lo riterrà opportuno. Segatori ha anche ricordato che la giurisprudenza corrente prende in considerazione il rifiuto al prelievo biologico come elemento che, in determinati casi, può essere valutato a favore dell’accertamento della paternità. Tuttavia resta aperta la possibilità che il presunto padre decida di non sottoporsi all’esame.

Il racconto della madre e il ricorso del 1975

Maria Luigia Biscardi racconta di aver avuto accanto Celentano quando era giovanissima, e che la relazione sarebbe sfociata in una gravidanza negli ultimi mesi del 1969, quando lei non aveva ancora compiuto 18 anni. Secondo la sua versione, dopo la notizia della gravidanza si sarebbe creata distanza e il suo rapporto di lavoro con il Clan sarebbe terminato anticipatamente, con conseguenze professionali e personali.

Il precedente giudiziario e le repliche

Nel 1975 la donna presentò un ricorso al Tribunale di Roma per il riconoscimento della paternità, ma la mancata comparizione portò all’archiviazione del procedimento. All’epoca Adriano Celentano aveva respinto la versione della donna e replicato pubblicamente con parole dure, smentendo qualsiasi rapporto che non fosse esclusivamente professionale. Quell’episodio è oggi parte dello sfondo storico della vicenda che Segatori ha deciso di riaprire.

La reazione di Adriano Celentano e il contesto attuale

Di recente Celentano è tornato a intervenire sulla vicenda attraverso i social: con una battuta ha negato la paternità e ha ironizzato sulla storia, sostenendo simbolicamente di essere «più vicino» a un altro grado di parentela. Parallelamente, il cantante ha confermato di voler tutelare la propria posizione e ha dato mandato all’avvocato Giulia Bongiorno per difendersi da ulteriori speculazioni, sottolineando che episodi analoghi in passato si sono risolti senza esito giudiziario.

Il punto di vista legale e le possibili evoluzioni

Se il ricorso proseguirà, il Tribunale civile di Milano valuterà la documentazione disponibile e potrà disporre accertamenti tecnici, compreso il test del DNA. Segatori ha ipotizzato che, nel passato, suo nonno avvocato possa aver gestito accordi extragiudiziali; a suo dire però qualsiasi firma apposta allora non inciderebbe sul diritto attuale a chiedere la paternità, che secondo lui è imprescrittibile sotto certi profili.

Che cosa può accadere

Le strade possibili sono diverse: un confronto diretto fra le parti, l’esecuzione di esami biologici o, in mancanza, una battaglia documentale. Nel frattempo la vicenda richiama l’attenzione pubblica non solo per i nomi coinvolti, ma anche per il modo in cui si intrecciano memoria personale, diritti ereditari e procedure civili.

La storia, che mette insieme ricordi degli anni Sessanta e sviluppi giudiziari odierni, resta aperta: la decisione del tribunale e le scelte degli interessati nei prossimi mesi chiariranno se la questione si risolverà sul piano scientifico, negoziale o resterà un enigma di famiglia raccontato ai media.