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Attacco con droni su Primorsk danneggia serbatoi e sospende i carichi di petrolio

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Un attacco di droni ha colpito il porto di Primorsk, incendiando serbatoi di carburante e causando la sospensione delle attività portuali; le autorità russe riportano decine di intercettazioni

Nella notte del 23 marzo un attacco con droni ha preso di mira il porto di Primorsk, importante scalo petrolifero della Russia sul Mar Baltico, danneggiando dei serbatoi di carburante e scatenando un incendio. Il governatore della regione di Leningrado, Alexander Drozdenko, ha riferito che il personale è stato evacuato e che i vigili del fuoco sono intervenuti per domare le fiamme. Secondo le fonti, l’incendio ha interessato strutture utilizzate per l’esportazione di idrocarburi, mettendo in allarme operatori e mercati.

L’episodio ha avuto conseguenze immediate sulle operazioni portuali e sul traffico aereo locale: l’aeroporto di Pulkovo a San Pietroburgo ha temporaneamente sospeso arrivi e partenze intorno a mezzanotte, con le restrizioni poi sollevate intorno alle 9:00 locali. Fonti di settore hanno inoltre riportato la sospensione delle attività sia a Primorsk che a Ust-Luga, altro terminal cruciale per le esportazioni energetiche russe.

Impatto sui poli portuali e sulle esportazioni

Il porto di Primorsk è considerato uno dei nodi principali per l’uscita del petrolio russo sul Baltico, con una capacità di carico superiore a 1 milione di barili al giorno. Un hub di esportazione come questo rappresenta un punto strategico per le vendite all’estero e qualsiasi interruzione può avere effetti rapidi sui flussi commerciali. Le segnalazioni relative a Ust-Luga, situata circa 80 chilometri a sud, indicano anch’esse una sospensione operativa: questo terminal gestisce intorno a 700.000 barili al giorno secondo le stime di mercato.

Conseguenze per i mercati energetici

Il blocco o la riduzione delle esportazioni da questi porti arriva in un contesto già teso per i mercati dell’energia, influenzati da altre fonti di incertezza internazionale come la chiusura pratica dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran in risposta a attacchi contro obiettivi nella regione. Anche se non immediatamente quantificabile, la perdita temporanea di capacità di carico e le difficoltà logistiche possono tradursi in rincari o in ridistribuzioni dei flussi commerciali.

Dettagli dell’attacco e reazioni delle autorità

Le autorità regionali hanno dichiarato di aver intercettato numerosi velivoli senza pilota nella notte. I numeri diffusi variano: il governatore Drozdenko ha parlato di oltre 70 droni neutralizzati nella regione tra domenica e la mattina successiva, mentre fonti ufficiali russe hanno riportato cifre più elevate su scala nazionale. L’agenzia di Stato TASS ha indicato che 35 UAV sono stati distrutti nella regione, e altri resoconti parlano di numeri discordanti, riflettendo la confusione tipica delle prime fasi dopo un attacco.

Interventi di emergenza

Le squadre antincendio hanno operato sui serbatoi colpiti, cercando di contenere il rogo e i rischi ambientali associati alla fuoriuscita di carburante. Le autorità hanno attivato protocolli di evacuazione per il personale portuale e predisposto misure di sicurezza per impedire ulteriori danni. Non sono state fornite conferme ufficiali su vittime o feriti nelle comunicazioni iniziali.

Contesto strategico e obiettivi degli attacchi

Il raid su Primorsk non è isolato: sia la Russia che l’Ucraina hanno impiegato nei mesi passati droni e missili per colpire obiettivi oltre la linea del fronte. Le autorità di Kiev in genere non confermano immediatamente la responsabilità di questi lanci, ma in passato hanno motivato operazioni analoghe come tentativi di limitare la capacità russa di finanziare e rifornire lo sforzo bellico, concentrandosi su infrastrutture militari e energetiche.

Prima di questo episodio, il porto di Primorsk era già stato bersaglio di attacchi a settembre, quando le operazioni di carico furono interrotte. L’accumularsi di tali colpi rende evidente come la guerra stia estendendo i suoi effetti anche alle rotte logistiche e agli snodi commerciali, trasformando strutture civili in potenziali punti di tensione strategica.

Prospettive e scenari futuri

Nei prossimi giorni sarà cruciale monitorare le comunicazioni ufficiali sulle cause esatte dei danni e l’entità delle riparazioni necessarie per ripristinare la piena operatività dei porti. Le aziende di settore, i governi e i mercati seguiranno con attenzione l’evolversi della situazione per valutare eventuali conseguenze sui prezzi e sulle rotte alternative. In parallelo, le autorità russe continueranno a rafforzare i sistemi di difesa aerea e le contromisure elettroniche nei punti sensibili, nella speranza di prevenire nuovi attacchi.