Una recente ricerca pubblicata sull’European Heart Journal ha messo a confronto la quantità totale di movimento con la quota svolta a intensità elevata per capire quale aspetto abbia maggior impatto sulla prevenzione delle malattie croniche. I dati provengono da quasi 96.000 partecipanti del database UK Biobank, che per una settimana hanno indossato accelerometri da polso in grado di registrare anche brevi episodi di sforzo intenso.
L’analisi, resa nota il 20 aprile 2026, esplora come la composizione dell’attività fisica influenzi il rischio di sviluppare otto condizioni gravi e la mortalità per tutte le cause.
I partecipanti avevano un’età media di 61,9 anni e il 56,3% erano donne; i ricercatori hanno calcolato sia il volume totale di attività sia la percentuale di attività fisica vigorosa (%VPA), intendendo con questa il tempo speso in sforzi tali da provocare respiro affannoso.
L’obiettivo era valutare se, a parità di movimento complessivo, una maggiore quota di attività intensa producesse benefici addizionali per la salute.
Risultati principali e impatto sulle malattie
I risultati mostrano che chi dedica una porzione più ampia della propria attività a sforzi intensi presenta rischi significativamente più bassi per tutte le otto condizioni esaminate.
Le patologie incluse nello studio comprendono eventi cardiovascolari maggiori (MACE), fibrillazione atriale, diabete di tipo 2, malattie infiammatorie immuno-mediate (come artrite e psoriasi), MASLD (malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica), malattie respiratorie croniche, malattia renale cronica e demenza. Rispetto a chi non praticava alcuna attività vigorosa, gli individui con livelli più alti di attività fisica intensa hanno presentato riduzioni del rischio molto rilevanti: fino al 63% per la demenza, circa il 60% per il diabete e il 46% per la mortalità complessiva.
Relazione dose–risposta e soglie
L’analisi ha evidenziato curve non lineari ma chiare relazioni inversa tra la percentuale di attività vigorosa e gli esiti di malattia. Nei modelli che tenevano conto del volume totale di movimento, una quota di VPA superiore al 4% è stata associata con riduzioni del rischio comprese tra il 29% e il 61% per i vari esiti rispetto a chi non svolgeva alcuna attività vigorosa. Questo significa che anche brevi esplosioni di intensità, se ripetute regolarmente, possono determinare vantaggi sostanziali.
Quando conta l’intensità e quando il tempo
Dall’analisi emerge che l’importanza relativa di intensità e volume varia a seconda della malattia considerata. Per le patologie infiammatorie come artrite e psoriasi l’intensità sembra giocare il ruolo dominante, mentre per condizioni metaboliche quali il diabete e la MASLD il beneficio deriva da una combinazione bilanciata di durata e intensità. Anche per eventi cardiovascolari e demenza l’intensità ha un peso significativo, ma il volume non è irrilevante.
Spiegazioni biologiche proposte
Secondo la professoressa Minxue Shen della Xiangya School of Public Health presso la Central South University di Hunan, lo sforzo vigoroso attiva risposte fisiologiche che l’attività leggera fatica a replicare: il cuore lavora con più efficienza, i vasi guadagnano elasticità, migliora l’uso dell’ossigeno e cala l’infiammazione sistemica. Queste modifiche possono spiegare la forte associazione osservata con malattie infiammatorie e anche la riduzione del rischio di declino cognitivo, attraverso la stimolazione di neurotrasmettitori e fattori di crescita che sostengono le cellule cerebrali.
Implicazioni pratiche e raccomandazioni
Dal punto di vista pratico, lo studio suggerisce che introdurre brevi fasi di sforzo intenso nella routine quotidiana può essere una strategia efficace di prevenzione. Non è necessario iscriversi a una palestra: salire le scale velocemente, accelerare la camminata tra un impegno e l’altro o fare scatti brevi giocando con i bambini sono esempi concreti di attività a intensità elevata facilmente inseribili nella giornata. Gli autori segnalano che 15–20 minuti settimanali di questo tipo di sforzo, distribuiti in pochi minuti al giorno, sono stati associati a benefici significativi.
Tuttavia, gli esperti ricordano che l’attività fisica intensa non è adatta a tutti: persone anziane o con condizioni mediche complesse devono consultare un professionista e adattare lo sforzo alle proprie capacità. In ogni caso, qualsiasi incremento del movimento rispetto a uno stile sedentario è vantaggioso.