> > Mogadiscio sotto tiro: come gli scontri riflettono il nodo elettorale

Mogadiscio sotto tiro: come gli scontri riflettono il nodo elettorale

Mogadiscio sotto tiro: come gli scontri riflettono il nodo elettorale

A Mogadiscio il riaccendersi degli scontri intorno alle residenze di esponenti dell’opposizione ha provocato esodi di famiglie, la chiusura del mercato di Bakara e un conto economico stimato di 3.8m di dollari in perdite immediate; il conflitto è collegato alle modifiche costituzionali e alla contestata estensione del mandato del presidente.

La capitale somala è tornata a essere teatro di combattimenti che hanno colpito quartieri centrali e commerciali, mentre il confronto politico sul processo elettorale degenerava in violenze. Mustafa, 33 anni, autista di un bajajdescrive la scena di un pomeriggio in cui il colpi d’arma da fuoco sono esplosi nel distretto di Hawl WadaagI couldn’t even think.

Everyone was shouting and running for their lives.” La ripresa delle ostilità ha costretto centinaia di famiglie a lasciare le loro case e ha svuotato le principali arterie della città.

Scontri attorno alle residenze di ex leader politici e impatto urbano

La violenza è esplosa nei pressi delle abitazioni dell’ex primo ministro Hassan Ali Khaire e, a seguire, dell’ex presidente Sheikh Sharif Sheikh Ahmedproprio mentre i leader dell’opposizione pianificavano manifestazioni contro quella che definiscono una proroga illegittima del mandato del presidente Hassan Sheikh Mohamud.

Le forze di sicurezza hanno chiuso la Maka al-Mukarama Roadprincipale via commerciale della città, e il Bakara marketil più grande centro commerciale di Mogadiscio, è rimasto di fatto chiuso, con bancarelle serrate e venditori fermi.

Esodo civile e costi economici

Testimonianze locali raccontano di vie normally affollate improvvisamente deserte, popolate soltanto da veicoli militari.

Il vice governatore della Banca Centrale, Ali Wardheereha stimato in circa $3.8m il costo diretto per attività e servizi, precisando che si tratta di una proiezione su modello e non di un dato definitivo. Per molti residenti, come il venditore ambulante Ahmed, la perdita quotidiana di reddito è immediata: “Look, it’s midday, and there’s almost no one here, shops are closed“.

Ragioni politiche: modifiche costituzionali, mandato e spaccature

Al centro della crisi c’è la recente approvazione di emendamenti costituzionali da parte del parlamento che, secondo il presidente, hanno esteso il suo mandato di un anno a partire dal 15 maggio. L’opposizione respinge questa interpretazione e ha iniziato a riferirsi al suo ruolo come a quello di un “ex presidente”. Due stati federali di rilevanza hanno rifiutato le modifiche, lasciando il paese diviso sul quadro normativo per la prossima tornata elettorale e senza una corte costituzionale in grado di dirimere la contesa.

Allarme per il rischio di escalation

Le parole di Sheikh Sharif Sheikh Ahmed in una conferenza tenuta a fine maggio sono state nette: “Where do things stand? [We say] Leave, and [you say] I won’t leave. What comes next? Bullets.” L’avvertimento richiama quanto accaduto nel 2026, quando il protrarsi in carica dell’allora presidente scatenò scontri prima che si raggiungesse un compromesso. Stavolta, secondo alcuni esponenti dell’opposizione, il rischio di un confronto armato è aumentato per l’alto valore politico attribuito alla nuova fase elettorale.

Divergenze sulla transizione elettorale e fondamenti istituzionali

La disputa affonda le radici nella costituzione provvisoria del 2012redatta dopo il collasso statale del 1991che ha istituito un sistema federale parlamentare basato su accordi tra clan ed élite. Da allora i leader sono stati scelti tramite un meccanismo indiretto negoziato e la promessa di riforme non si è mai tradotta in una piena applicazione. Alcuni parlamentari, come Ahmed Abdi Koshinhanno rifiutato il processo di revisione, definendolo privo di consenso e avvertendo che la riforma rischia di far saltare l’assetto che tiene insieme il paese.

Altri deputati sostengono che la strada verso il voto diretto è necessaria: un membro della camera bassa ha osservato che “we’ve waited for more than 12 years” e che una elezione diretta sarebbe un passo fondamentale per dare speranza a una generazione che non ha mai votato per la leadership nazionale, ultimo voto diretto risalente alla fine degli anni ’60.

Accuse reciproche e militarizzazione del confronto

Con l’aumento delle tensioni, le accuse tra governo e opposizione si sono fatte pesanti: Khaire ha denunciato un attacco militare sostenuto durato oltre 20 hoursmentre il ministro della Difesa Ahmed Moalim Fiqi ha accusato l’opposizione di aver dispiegato mortai e artiglieria in città, paragonando alcuni gruppi a forze paramilitari regionali. Il messaggio ufficiale del ministero ha ribadito che “Force and militias would no longer be allowed to seize power or block the state.”

Il quadro regionale e le priorità internazionali hanno contribuito a isolare il dossier somalo: crisi in nazioni vicine e problemi umanitari interni, compresi tagli agli aiuti, hanno fatto scivolare la situazione verso il basso nell’agenda estera. Intanto, a Mogadiscio, commercianti, autisti e giovani osservano con preoccupazione gli sviluppi, consapevoli che la stabilità della loro vita quotidiana resta in bilico.