Il 04/06/2026 Fabio Maria Damato ha scelto di parlare a lungo con Selvaggia Lucarelli nel podcast Burnout. L’intervista, durata oltre tre ore e mezzo, ha restituito dettagli personali e professionali su uno dei capitoli più vivaci della recente cronaca mediatica: la vicenda collegata alla multa dell’AntiTrust e il celebre episodio della tuta grigia di Chiara Ferragni.
Il tono dell’incontro è stato alternato: da momenti di forte emotività a ricostruzioni tecniche sulle scelte di comunicazione. Damato ha ammesso di essersi commosso in due occasioni durante il racconto, un elemento che ha reso più intimo un dialogo altrimenti concentrato su aspetti gestionali e di responsabilità.
I giorni dopo la multa: pressione e vulnerabilità
Nella parte centrale dell’intervista Damato ha descritto il clima che ha seguito la notifica dell’AntiTrust. Ha parlato di riunioni continue con legali e consulenti, della sensazione di sorpresa nonostante la consapevolezza che il Garante fosse intervenuto nei loro uffici. Sul piano personale ha ricordato un episodio simbolico che fotografa lo stato d’animo di quei giorni: “Quel giorno era il giorno del mio compleanno“.
Uscire di casa e trovare cronisti e paparazzi sotto la porta è stata un’esperienza che lo ha segnato: “non è stato bello“, ha detto, sottolineando la difficoltà a gestire l’esposizione mediatica.
Caos organizzativo e pareri tecnici
Dal racconto emerge la sensazione di un’organizzazione in emergenza: “C’era grande caos e grande fibrillazione“. Più uffici legali, consulenti interni ed esterni e contributi tecnici sono arrivati ora per ora, complicando la definizione di una linea univoca. Damato ha precisato che in quei giorni Chiara Ferragni non è mai venuta in ufficio e che la maggior parte delle decisioni è stata gestita mediante riunioni telefoniche.
Il nodo della tuta grigia: responsabilità e dissenso
Uno dei passaggi più commentati riguarda il video della cosiddetta tuta grigia. Damato ha fatto chiarezza su chi prese la decisione creativa e su quali fossero le sue perplessità: “La tuta grigia è stata una scelta di Chiara Ferragni“, ha detto, specificando che lei aveva annunciato soltanto che avrebbe pubblicato qualcosa. Sul contenuto pubblicato ha dichiarato in modo netto: “Quel video io l’ho visto, via chat, qualche secondo prima che lei lo caricasse online” e ha riportato il suo dissenso: “Io non ero d’accordo a quella risposta, non la trovavo giusta“.
Decisioni e alternative considerate
Secondo Damato, il team aveva valutato risposte diverse e percorsi più strutturati: “Avevamo pensato di rispondere magari anche con un’intervista, ma non avevamo preso una decisione finale“. Quel passaggio mette in evidenza la tensione tra velocità comunicativa e il consulto tecnico, e quanto a volte le scelte finali possano divergere dalle raccomandazioni condivise al tavolo.
La dimensione privata: Talita e la pet-therapy
Accanto alle ricostruzioni professionali, Damato ha raccontato l’importanza di un elemento personale: la sua cagnolina Talita. Ha spiegato come prendersi cura di lei abbia rappresentato un punto di ancoraggio emotivo nei momenti più difficili: “La pet-therapy mi ha aiutato molto perché mi sono dedicato a lei“, ha affermato. Questo legame ha avuto anche un risvolto sociale: conoscere nuovi vicini e creare relazioni nel quartiere sono diventati effetti collaterali positivi di quell’esperienza.
Nel complesso, l’intervista ha alternato ricordi intimi a riflessioni pratiche su come si affronta una crisi reputazionale nel mondo della comunicazione digitale. Damato ha mostrato disponibilità al confronto, pur ricorrendo in più passaggi a formule di cautela come il ricorso alla memoria e ai “non ricordo” per delimitare ciò che può essere ricostruito con certezza.
Impressioni finali
La lunga conversazione con Selvaggia Lucarelli ha restituito un quadro sfaccettato: da un lato la complessità delle scelte aziendali e comunicative, dall’altro la fragilità personale di chi si trova al centro di una bufera mediatica. Le parole riportate e le citazioni precise danno forma a un racconto che mescola responsabilità professionale e vissuto umano, lasciando spazio a ulteriori domande su come si siano sviluppate le singole fasi della vicenda.