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Crosetto e Tajani in audizione in Parlamento: cosa hanno detto i ministri dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran

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Audizione di Guido Crosetto e Antonio Tajani: sicurezza dei cittadini, gestione diplomatica della crisi e effetti economici ed energetici nel Golfo.

Nell’audizione davanti alle commissioni parlamentari, i ministri Crosetto e Tajani hanno spiegato con precisione le scelte del governo italiano, sulla gestione della crisi in Medio Oriente e sulle misure adottate per proteggere i cittadini italiani e gli interessi strategici nel Golfo Persico. Ecco tutti i dettagli di cosa hanno detto.

La scelta personale e le responsabilità del ministro della Difesa Crosetto

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha chiarito che la sua permanenza a Dubai durante l’inizio dell’attacco all’Iran è stata una decisione personale: “Rimanere lì è stata una mia scelta consapevole. Avrei potuto lasciare immediatamente la città, senza alcuna comunicazione, ma ho deciso di restare con i miei due figli”. Crosetto ha riconosciuto l’errore sul piano istituzionale e ha chiesto scusa, sottolineando che dopo una notte di bombardamenti ha accompagnato i figli a Mascate prima di riprendere i suoi doveri ministeriali. Durante il periodo di permanenza negli Emirati, il ministro aveva previsto anche incontri istituzionali e ha precisato che né l’Italia né altri Paesi europei erano stati informati preventivamente degli attacchi: le comunicazioni sono arrivate solo quando gli aerei erano già in volo. Crosetto ha quindi difeso la trasparenza con i colleghi ministri e ha insistito sul fatto che la scelta di restare a Dubai è stata dettata anche da esigenze familiari, senza intenzione di trascurare i propri doveri ministeriali.

Il ministro ha evidenziato la gravità della crisi per l’economia globale: il traffico commerciale nella regione risulta fortemente ridotto e si avvertono già gli effetti della cosiddetta “guerra commerciale”, con conseguenze dirette e indirette sul mercato globale. La fase iniziale dell’azione militare israeliana aveva l’obiettivo di sopprimere le capacità di difesa aerea nemica su larga scala, ma la crisi ha ripercussioni immediate sugli approvvigionamenti energetici. Lo stretto di Hormuz, snodo strategico attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale (17-20 milioni di barili al giorno) e oltre il 30% del gas naturale liquefatto, è particolarmente vulnerabile: anche una riduzione parziale del flusso o un aumento del rischio percepito provoca effetti immediati su prezzi, premi assicurativi e costi dei trasporti fino al 30-40%. Crosetto ha sottolineato come il rialzo dei costi energetici e l’incertezza sulle rotte stiano già alimentando pressioni inflazionistiche e possibili ripercussioni sui settori industriali europei.

È scontro in Parlamento tra Tajani e Conte: “Non mi ha mai chiamato Anthony, tu eri Giuseppi”

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha ribadito che Stati Uniti e Israele hanno deciso autonomamente e in assoluta riservatezza quando intervenire, senza preavviso per Francia, Regno Unito e altri Paesi europei. L’Italia, pur informata solo a operazione iniziata, ha agito allineata alla politica dell’Unione Europea e ha partecipato attivamente alle riunioni e alla redazione di documenti comuni. La priorità del governo resta la sicurezza dei cittadini italiani, oltre 70.000 nella regione, tra residenti, lavoratori, turisti e studenti, con circa 500 presenti in Iran. In risposta alla crisi, il governo ha organizzato un volo speciale per riportare a casa 200 studenti minorenni dagli Emirati Arabi Uniti.

Nel corso delle audizioni parlamentari sono emerse tensioni politiche tra Tajani e Giuseppe Conte, con il leader M5S critico verso i rapporti privilegiati con Stati Uniti e Israele, i dazi e le scelte in materia di armamenti.

Io non mi vergogno di niente. Ma di cosa mi devo vergognare?. Me lo venga a dire, me lo venga a dire di cosa mi devo vergognare? Il cappellino era un regalo. Io non sono andato né in ginocchio dalla Merkel come ha fatto lei né da Trump“, ha replicato Tajani. Poi, ha aggiunto: “Onorevole Conte a me Trump non mi ha mai chiamato Tony, Anthony, a lei la chiamava Giuseppi, quindi un rapporto di particolare amicizia ce l’aveva lei.

A questo punto, il leader del M5s ha replicato senza mezzi termini: “Non è mai una questione personale, ministro Tajani, quindi quando lei si offende e dice che Trump non l’ha mai chiamata Tony: il problema è politico, il problema è che non vi chiama proprio“.