Il Belgio ha compiuto un passo significativo nella politica commerciale europea, approvando un divieto sulle importazioni di beni provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori occupati palestinesi. Questa decisione, annunciata durante l’ultima riunione del gabinetto prima della pausa estiva, rappresenta un segnale forte sia a livello nazionale che internazionale.
Il ministro degli Esteri belga, Maxime Prevot ha recentemente sollecitato i suoi omologhi dell’Unione Europea a Bruxelles per un’azione coordinata a livello di blocco, criticando la Commissione Europea per aver offerto solo soluzioni parziali.
La mossa del Belgio arriva in un momento di crescente tensione e divisione tra i paesi membri dell’UE riguardo a questa questione.
Un’azione coordinata a livello europeo
L’Unione Europea è il più grande partner commerciale di Israele, rappresentando quasi un terzo del suo commercio totale di beni, per un valore di 43 miliardi di euro nel 2026.
Tuttavia, le differenze tra i 27 stati membri hanno reso difficile per il blocco agire in modo deciso. Paesi come SpagnaPaesi Bassi e Slovenia hanno già adottato misure simili, mentre l’Irlanda ha approvato una proibizione simile solo pochi giorni prima del Belgio.
La pressione per un’azione coordinata è aumentata dopo che un’indagine del Global Echo Litigation Center ha rivelato che circa uno su sei dei documenti di esportazione esaminati conteneva beni provenienti da insediamenti nei territori occupati.
Inoltre, gli investigatori hanno scoperto che gli esportatori spesso nascondevano l’origine vera dei prodotti, etichettandoli come israeliani o mescolandoli con merci genuine.
Le divisioni all’interno dell’UE
Durante una riunione a Bruxelles il 13 luglio i ministri degli Esteri dell’UE hanno discusso tre opzioni proposte dalla Commissione Europea: un sistema di licenze per le importazioni, tariffe proibitive o un divieto completo. La capo della politica estera dell’UE, Kaja Kallas ha affermato che un divieto ha ricevuto il maggior sostegno, ma non c’è stata una maggioranza chiara per nessuna delle opzioni.
Il ministro degli Esteri olandese, Tom Berendsen ha sottolineato che i paesi membri sono divisi tra chi sostiene un divieto, chi è contrario e un gruppo intermedio che sta ancora valutando la propria posizione. La speranza è che ci sia chiarezza entro la fine dell’estate.
Le divisioni all’interno dell’UE non si limitano alle opzioni di politica commerciale. Ci sono anche disaccordi sulla base legale necessaria per qualsiasi mossa contro il commercio con gli insediamenti. Mentre la Commissione Europea e alcuni governi sostengono che è necessaria l’unanimità, altri governi e il servizio legale del Consiglio dell’UE ritengono che sia sufficiente una maggioranza qualificata.
Le reazioni internazionali
Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar ha accusato Kallas di utilizzare ‘trucchi diplomatici’ per spingere attraverso un divieto, affermando che le relazioni tra Israele e l’Europa dovrebbero basarsi su dialogo e equità. D’altra parte, il ministro degli Esteri spagnolo, Jose Manuel Albares ha dichiarato che non c’è spazio per esitazioni e che la Spagna sta con il diritto internazionale.
In un parere consultivo del luglio 2026, la Corte Internazionale di Giustizia ha dichiarato che l’occupazione israeliana dei territori palestinesi e gli insediamenti nel West Bank sono illegali, e che gli stati dovrebbero prendere misure per prevenire il commercio o gli investimenti che aiutano a mantenere la situazione.
La decisione del Belgio e le discussioni in corso all’interno dell’UE riflettono le profonde divisioni e le sfide nel trovare una posizione comune sulla questione degli insediamenti israeliani. Mentre alcuni paesi stanno prendendo l’iniziativa, altri preferiscono attendere o cercare soluzioni alternative. La pressione internazionale e le recenti violenze hanno reso questa questione più urgente che mai.
