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Bomba Nucleare, analisi sul materiale residuato del primo test

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Materiale sconosciuto scoperto da un team di ricercatori dell'Università di Firenze, risultato del primo test americano sulla bomba atomica effettuato nel 1945.

In un mondo sconvolto da guerre e conflitti di ogni genere si è portati a scavare nel passato così da comprendere cosa sia accaduto molti decenni fa e sul fronte degli attacchi nucleari l’uomo non è la prima volta che si cimenta con il tentativo di dimostrare la propria forza, difatti gli americani lo fecero nel lontano 1945.

A distanza di oltre 80 anni qualcosa sarebbe emerso.

Il “trinity test” nel deserto del New Mexico nel 1945

Il primo test sulla bomba atomica fu effettuato dagli americani, coloro che mesi dopo avrebbero poi gettato su Hiroshima e Nagasaki le due bombe atomiche che avrebbero poi sconvolto la vita alle due città giapponesi.

Prima di scrivere quell’orribile pagina di storia era d’obbligo testare la potenza degli armamenti e per poterlo fare hanno svolto nel deserto del New Mexico un test, chiamato “Trinity Test”.

L’area era stata considerata sicura perché non vi erano persone o abitazioni, all’epoca però fu testata solo la potenza dell’esplosione e non gli effetti derivanti.

Scoperto materiale inedito dopo oltre 80 anni

Una ricerca coaudivata dall’Università di Firenze ha analizzato il materiale derivante dal trinity test e quello che i ricercatori si sono trovati davanti è un qualcosa di sconosciuto all’occhio umano.

La struttura della materia è di tipo cristallino a base di calcio, rame e silicio, un qualcosa di mai visto prima sia come elemento presente in natura che come risultato artificiale di laboratorio.

Il team di ricercatori è stato diretto da Luca Bindi, docente di Mineralogia del Dipartimento di Scienze della Terra dell’ateneo fiorentino, lui insieme al suo team, come riportato da Ansa.it, avevano già scoperto pochi anni fa nel medesimo luogo un quasicristallo ricco di silicio.

Bindi ha commentato il risultato spiegando che “Eventi come esplosioni nucleari, fulmini o impatti meteoritici funzionano come veri laboratori naturali” e per questo motivo sono luoghi perfetti per compiere ricerche approfondite alla scoperta di elementi sconosciuti, impossibili da riprodurre in laboratorio.