La polveriera politica in Lettonia è esplosa nella settimana successiva all’entrata nello spazio aereo nazionale di due velivoli senza pilota, caduti nella regione orientale di Rēzekne la notte del 7 maggio 2026. La vicenda ha scatenato una reazione a catena: la premier Evika Silina ha pubblicamente chiesto le dimissioni del ministro della difesa Andris Sprūds, che poche ore dopo ha lasciato l’incarico, sostenendo però di volersi proteggere dall’uso politico della questione e salvaguardare la reputazione delle forze armate.
Le dimissioni e la nuova linea politica
La richiesta di dimissioni formulata da Silina è stata motivata dall’apparente inadeguatezza nella gestione del rischio aereo nonostante l’aumento del budget di difesa fino a quasi il 5% del PIL. In conferenza stampa Sprūds ha dichiarato che la decisione di andare via era necessaria per non trasformare l’operato dei militari in un campo di battaglia elettorale: una mossa volta a preservare la fiducia nelle istituzioni militari.
L’episodio ha però acceso un dibattito più ampio sul rapporto fra responsabilità politica, capacità tecniche e comunicazione pubblica in tempo di crisi.
Nomina del successore
Per guidare il dicastero è stato proposto il colonnello Raivis Melnis, noto per l’esperienza in Ucraina e per la formazione militare ricevuta nel Regno Unito. La premier ha sottolineato la necessità di una figura «professionale» alla guida del ministero, capace di tradurre le esigenze operative in scelte concrete, dall’acquisizione di sistemi alla collaborazione internazionale.
La designazione ha innescato discussioni nella coalizione di governo: il futuro della maggioranza è apparso incerto, con il rischio che la crisi della difesa si trasformi in una crisi politica più ampia.
L’incidente a Rēzekne e le dinamiche tecniche
I due droni che hanno sorvolato il confine sono stati identificati da Kiev come dispositivi ucraini deviati da contramedure elettroniche russe: secondo il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha, la guerra elettronica avrebbe alterato la rotta prevista facendoli precipitare su territorio lettone. Uno dei mezzi ha colpito un deposito di carburante a Rēzekne, danneggiando serbatoi vuoti e provocando un principio d’incendio senza causare vittime. Le forze di sicurezza hanno aperto indagini per chiarire la dinamica e stabilire se si sia trattato di uno o due impatti distinti.
Indagini e misure tecniche
Le autorità militari hanno confermato che erano stati attivati dei gruppi mobili di contrasto ai droni dopo avvisi notturni, ma l’intercettazione non si è concretizzata. Nel dibattito sono emerse critiche sulla lentezza nell’assorbire l’esperienza pratica di Kiev riguardo ai contromisure anti-drone e sulla necessità di investire in sistemi terrestri di difesa a bassa quota e in radar complementari. Parallelamente sono circolate informazioni false sui social, prontamente smentite dalla polizia, che ha avvertito come la disinformazione possa costituire reato e rischio per la sicurezza pubblica.
Implicazioni politiche e regionali
Le dimissioni di Sprūds non sono un caso isolato nei Paesi baltici: negli ultimi mesi i ministri della difesa di Romania e Lituania hanno lasciato il posto in contesti critici legati alla riforma delle forze armate. La Lettonia, pur sostenendo di non mettere a disposizione il proprio spazio aereo per attacchi verso la Russia, ora chiede a NATO e a partner europei di rafforzare la presenza e gli strumenti di difesa aerea nella regione. I tre Stati baltici insistono per ottenere sistemi idonei a fronteggiare la minaccia dei UAV e per migliorare la sorveglianza a bassa quota.
Rischi per la coalizione e prospettive
Il caso ha scatenato richieste di rimpasto da parte dell’opposizione e ha posto la decisione dei piccoli partiti di coalizione sotto pressione: il destino politico della premier e della sua maggioranza potrebbe dipendere dalle scelte su come rispondere alle esigenze di sicurezza. Allo stesso tempo, la Lettonia guida iniziative per sostenere la capacità di produzione e rifornimento di droni per l’Ucraina, un elemento che complica ulteriormente il bilancio tra supporto internazionale e gestione del rischio sul proprio territorio.
In un quadro segnato da precedenti episodi—dal ritrovamento di detriti nel 2026 e 2026 ai casi registrati in marzo 2026 nei Paesi baltici e in Finlandia—la crisi lettone evidenzia come la pressione sui confini orientali della NATO imponga scelte rapide su investimenti tecnologici, cooperazione internazionale e responsabilità politiche. La partita per la sicurezza aerea resta dunque aperta, fra decisioni operative e conseguenze politiche interne.