Il ritrovamento del corpo di Aldo Moro in via Caetani il 9 maggio 1978 segna una ferita profonda nella storia italiana: la scena della Renault rossa e il bagagliaio sono diventati simboli di una stagione di violenza che ha lasciato una scia di oltre 350 vittime tra estremisti di destra e di sinistra, conosciuta come gli anni di piombo.
Per mantenere viva la memoria collettiva lo Stato ha istituito nel 2007 il Giorno della Memoria dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi, una ricorrenza che conserva un forte valore simbolico e civile a distanza di decenni. Memoria collettiva e commemorazione istituzionale si intrecciano ogni anno per evitare l’oblio.
La ricorrenza del 9 maggio nel presente è accompagnata da iniziative pubbliche e appuntamenti culturali che coinvolgono scuole, media e associazioni dei familiari.
Il ministero dell’Istruzione ha annunciato la sottoscrizione di un protocollo con le associazioni dei familiari delle vittime, ribadendo che spetta alla scuola trasmettere il peso storico di quei fatti. Anche la Rai dedica una programmazione speciale: mattine e palinsesti tematici, dirette dalle istituzioni e repliche di documentari e film che ricostruiscono la stagione del terrorismo e il sacrificio delle scorte e degli agenti coinvolti in quegli eventi.
Rileggere la storia attraverso i libri
Tra le proposte editoriali che riaccendono il confronto c’è la nuova edizione di un testo che ripercorre la genesi delle Brigate Rosse e il loro rapporto con il contesto politico della Repubblica. Il volume mantiene la struttura di intervista tra Giovanni Fasanella e Alberto Franceschini, quest’ultimo figura centrale nella nascita delle Br e scomparso l’11 aprile 2026. L’opera non è una semplice cronaca del sequestro e dell’uccisione di Moro: vuole ricostruire la lunga genealogia del movimento armato, le sue radici politiche, culturali e umane, e le zone d’ombra che accompagnarono la trasformazione dall’originaria militanza a una macchina politico-militare.
Il valore del confronto diretto
Il libro opera come un’indagine dialogata in cui il giornalista incalza e il protagonista risponde, evitando sia il tono del memoriale autoassolutorio sia la requisitoria finale. Fasanella pone domande precise su nomi, date e responsabilità e Franceschini è costretto a misurarsi con le contraddizioni interne alla formazione delle Br. La tesi sottolineata dagli autori è scomoda: le Brigate non furono un elemento estraneo alla storia della sinistra italiana, né la loro spiegazione si esaurisce in una lettura lineare. Emersione di reti, piste internazionali e passaggi decisivi mostrano come il caso Moro sia punto di condensazione tra ideologia, apparati e fragilità dello Stato.
Eventi pubblici e dibattiti locali
La memoria non si esaurisce nelle cerimonie nazionali: anche le iniziative locali contribuiscono a rimettere in gioco domande irrisolte. Martedì 5 maggio alle ore 18:00 la Piccola Biblioteca Partigiana ospita un incontro con Dino Greco, ex sindacalista della CGIL, ex direttore di “Liberazione” e membro della direzione nazionale di Rifondazione Comunista, per dialogare sui percorsi che portarono alla violenza politica degli anni Settanta. L’appuntamento propone di ripercorrere il rapimento e l’uccisione di Moro nel quadro più ampio della storia repubblicana del dopoguerra e di stimolare domande su chi fossero realmente le Brigate Rosse e quali obiettivi perseguisse lo stragismo.
Domande che restano aperte
Gli incontri locali e i saggi storici non hanno l’illusione di fornire verità definitive, ma propongono un metodo storico: tornare ai fatti, interrogare i protagonisti, mettere in relazione testimonianze e documenti. Questo approccio rifiuta tanto la riduzione a complotto quanto l’accettazione ingenua delle sole verità giudiziarie. Capire non significa assolvere: si può ricostruire un quadro più ampio senza attenuare la responsabilità diretta di chi commise gli assassinii.
Memoria attiva: scuola, istituzioni e società
La sfida per il presente riguarda la capacità delle istituzioni e della società civile di coltivare una memoria adulta, che sappia riconoscere le responsabilità, accogliere il dolore delle famiglie e trarre insegnamenti civici. Il ruolo della scuola, come ricordato dal ministero dell’Istruzione, è centrale nella formazione delle nuove generazioni; le reti di informazione e i programmi culturali hanno il compito di offrire contesti critici di lettura. La ricorrenza del 9 maggio non deve limitarsi a deposizioni formali di corone: è un momento per interrogare la qualità della democrazia e la resilienza delle istituzioni di fronte alla violenza politica.
In definitiva, commemorare significa anche aprire spazi di riflessione e ricerca: leggere testi come quello di Fasanella e Franceschini, partecipare a dibattiti locali, sostenere iniziative scolastiche e valorizzare le testimonianze delle vittime contribuisce a costruire una memoria pubblica che non ceda alla rimozione né all’estremismo di giudizi. Solo così il passato può diventare strumento di responsabilità per il futuro.