Negli ultimi anni il profilo pubblico di Michelle Comi si è trasformato da semplice presenza sui social a oggetto di forti polemiche per dichiarazioni e iniziative controverse. Accuse di frasi offensive rivolte ai meridionali e a persone di pelle nera, insieme a campagne provocatorie come raccolte fondi per un intervento estetico, avevano già attirato l’attenzione del pubblico e dei media.
La situazione è però degenerata quando alcuni servizi televisivi hanno messo sotto la lente aspetti della sua attività online che vanno oltre la mera provocazione mediatica.
In seguito ai servizi andati in onda tra aprile e inizio maggio 2026, il Codacons ha depositato una denuncia-querela presso la Procura di Milano, mentre è stato presentato un esposto alla Guardia di Finanza affinché verifichi i flussi economici collegati alle iniziative che l’influencer ha promosso.
L’oggetto dell’attenzione riguarda, in particolare, la possibile costruzione artificiosa di contenuti finalizzati a ottenere visibilità e ricavi, e la gestione di presunte iniziative di natura benefica senza adeguata trasparenza.
Le accuse principali e gli elementi contestati
Tra le contestazioni più rilevanti emergono ipotesi di truffa legate alla creazione di contenuti che avrebbero avuto come scopo finale un vantaggio economico.
Il tema centrale riguarda una presunta adozione a distanza di un bambino senegalese presentata dall’influencer come rapporto stabile e solidale: contenuti video e post in cui la stessa Comi affermava di aver “adottato” il piccolo Momo e di voler offrirgli un’esperienza da bambino benestante sono stati messi in discussione dai rilievi giornalistici.
Cosa hanno ricostruito i servizi televisivi
I servizi realizzati da Le Iene, con l’inviato Gaston Zama, hanno approfondito sia il rapporto con il minore sia altri aspetti connessi alla creazione dei contenuti. Le indagini giornalistiche hanno segnalato l’assenza di un’associazione che facesse da intermediaria per l’adozione a distanza, la presenza di trasferimenti di denaro di entità limitata (intorno ai 200/300 euro) e l’uso di oggetti di lusso come oggetti di scena per i video. Alcuni testimoni locali hanno dichiarato che i regali mostrati sui social sarebbero stati riportati in Italia dopo le riprese, ridimensionando così la portata delle consegne mostrate online.
Il ruolo dell’entourage e il presunto atto vandalico
Un altro elemento emerso riguarda il danneggiamento dell’auto dell’influencer, inizialmente attribuito a una presunta “vendetta” per le sue dichiarazioni. Nel corso delle riprese, un componente dell’entourage avrebbe ammesso di aver inscenato il gesto, affermazione che ha complicato ulteriormente la narrazione pubblica. Secondo le ricostruzioni, la stessa Michelle Comi avrebbe dichiarato di essere stata informata dell’azione ma di non esservi stata d’accordo, circostanza che resta al centro di verifiche e valutazioni probatorie.
Le conseguenze legali e il significato per il settore degli influencer
La presentazione della denuncia da parte del Codacons e dell’esposto alla Guardia di Finanza aprono scenari che potrebbero ridefinire responsabilità e controlli nel mondo della creator economy. Se dagli accertamenti emergessero profili penalmente rilevanti o anomalie fiscali, il caso potrebbe costituire un precedente sulla necessità di maggiore trasparenza nelle campagne benefiche digitali, sulla tracciabilità delle donazioni e sull’imputabilità delle condotte pubblicitarie e solidaristiche ai fini penali e amministrativi.
Dichiarazioni pubbliche e prossime fasi
Michelle Comi ha tentato, senza successo, di bloccare la messa in onda del servizio con una diffida e ha replicato alle accuse in trasmissioni radiofoniche, sostenendo di non aver mai inteso far passare l’adozione come un atto formalmente mediato da associazioni e di aver fornito somme maggiori rispetto a quanto riportato. Dall’altra parte, l’avvocato Vincenzo Rienzi, collegato al Codacons, ha sottolineato che la richiesta è quella di effettuare verifiche puntuali e non di formulare accuse indiscriminate. Intanto la Procura e la Guardia di Finanza avranno il compito di accertare fatti e flussi: l’esito potrà andare dall’archiviazione a ipotesi di responsabilità, con effetti non solo per l’interessata ma anche per le regole del mercato dell’influencing.