La vicenda che coinvolge l’influencer Michelle Comi ha assunto contorni giudiziari dopo una serie di servizi televisivi e un intervento pubblico dell’associazione consumatori Codacons. Le rivelazioni sono arrivate in seguito a un’inchiesta trasmessa da Le Iene, che ha sollevato dubbi sulle modalità con cui l’influencer avrebbe raccontato una adozione a distanza e sulla gestione dei rapporti economici collegati alla sua attività online.
Il caso è stato ripreso anche sui social, generando discussione e polemiche.
Il dossier è divenuto materia di segnalazione formale: il Codacons ha annunciato la presentazione di una denuncia-querela alla Procura della Repubblica di Milano e un esposto alla Guardia di Finanza per verifiche economico-finanziarie. Le accuse riguardano possibili pratiche finalizzate a ottenere visibilità e vantaggi economici attraverso contenuti che, secondo l’associazione, potrebbero risultare costruiti ad arte.
L’inchiesta televisiva e le rivelazioni
Il servizio de Le Iene ha indagato diversi aspetti della vita pubblica dell’influencer, focalizzandosi tanto sulle sue dichiarazioni controverse quanto sul racconto dell’adozione del bambino presentato come “Momo”. Secondo l’inchiesta, emergono incongruenze tra quanto dichiarato sui social e le verifiche sul posto: mancano interlocutori istituzionali o associazioni che abbiano fatto da intermediari nell’operazione di aiuto a distanza, sollevando interrogativi sulla trasparenza delle procedure adottate.
Il racconto dell’adozione a distanza
Michelle aveva presentato il bambino come un figlio adottato a distanza, descrivendo la volontà di offrirgli non solo supporto materiale ma anche un contesto di vita migliore. Le verifiche condotte dalla trasmissione però avrebbero appurato che i versamenti riscontrati nella comunità di riferimento sarebbero stati limitati a poche centinaia di euro e che alcuni oggetti di marca mostrati nei video sembrano essere stati impiegati prevalentemente per creare contenuti. Questo solleva la questione della reale destinazione delle risorse e del ruolo della documentazione a garanzia.
Il fatto del vandalismo e le contraddizioni interne
Un’altra tessera del mosaico riguarda l’episodio del danneggiamento dell’auto dell’influencer: un membro del suo entourage ha ammesso di aver orchestrato l’atto, sostenendo si trattasse di una messinscena per simulare una ritorsione. La stessa figura ha dichiarato che Michelle Comi era a conoscenza dell’operazione, seppure in disaccordo. Queste ammissioni hanno alimentato la narrativa di contenuti fabbricati per alimentare la visibilità e hanno poi contribuito alle richieste di approfondimento formale da parte delle autorità.
Implicazioni per la reputazione e per il diritto
Mettere in scena un episodio di questo tipo e combinarlo con racconti di solidarietà può avere effetti rilevanti non solo sulla reputazione pubblica di un creator, ma anche sul piano giuridico: il Codacons ha chiesto di valutare se tali comportamenti possano integrare reati come la truffa o altre fattispecie penalmente rilevanti, specie se riconducibili a una strategia volta a monetizzare l’engagement dei follower.
Interventi del Codacons e della Guardia di Finanza
Nella nota ufficiale diffusa dall’associazione, presieduta dall’avvocato Carlo Rienzi, si segnala la richiesta alle autorità di procedere con accertamenti mirati. Il Codacons ha depositato una denuncia-querela presso la Procura di Milano e ha trasmesso un esposto alla Guardia di Finanza per analizzare i flussi finanziari collegati alla società riconducibile all’influencer, con particolare attenzione alla possibile promozione di iniziative benefiche non corrispondenti al vero.
Obiettivi delle verifiche economico-finanziarie
Le richieste rivolte alla Guardia di Finanza puntano a ricostruire i movimenti di denaro e a verificare la correttezza della contabilità della società unipersonale collegata all’attività social. Se emergessero discrepanze tra raccolte pubblicizzate e somme effettivamente destinate a progetti sul territorio, le conseguenze potrebbero comprendere accertamenti fiscali e contestazioni amministrative o penali.
Dichiarazioni pubbliche e controrepliche
In risposta alle polemiche, Michelle Comi ha partecipato a un’intervista radiofonica a La Zanzara condotta da Giuseppe Cruciani, nella quale ha sostenuto di non aver mai parlato di un’adozione formale e di aver fornito somme maggiori rispetto a quelle riportate dai giornalisti. Tuttavia, il numero esatto dei versamenti non è stato reso pubblico e alcune testimonianze raccolte sul posto contraddicono la versione ufficiale, ad esempio riguardo alla presenza effettiva di regali di lusso nel villaggio.
Il figlio del presidente del Codacons, l’avvocato Vincenzo Rienzi, ha precisato che la segnalazione alle autorità non configura un’accusa preconfezionata ma una richiesta di accertamenti. La vicenda resta aperta: tra diffide, tentativi di bloccare la messa in onda e indagini formali, le verifiche procederanno per chiarire se dietro la narrazione mediatica si celino profili di illecito o, al contrario, semplici controversie di immagine. Il servizio de Le Iene è stato rilanciato anche via social il 30 aprile 2026, alimentando ulteriormente il dibattito pubblico.