La questione della sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz è tornata al centro del dibattito internazionale con la presentazione, su indicazione del presidente Trump, di una bozza di risoluzione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. L’iniziativa coinvolge gli Usa assieme a Bahrein, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar ed è motivata dall’urgenza di tutelare le rotte commerciali e i naviganti dalle minacce in acqua, comprese azioni offensive e il posizionamento di ordigni.
Nel documento, rilanciato dal segretario di Stato Marco Rubio, si chiede un fermo impegno internazionale per prevenire attacchi, la posa di mine e la pratica dei cosiddetti «pedaggi» in mare, oltre a prevedere misure concrete per la bonifica e la sicurezza delle rotte. La bozza propone anche l’istituzione di un corridoio umanitario per agevolare le operazioni di intervento e ridurre i rischi per le navi civili e le risorse energetiche.
Contenuti e obiettivi della proposta
Al cuore della proposta c’è la difesa della libertà di navigazione, intesa come diritto fondamentale per il commercio globale e la stabilità regionale. La bozza di risoluzione mira a vietare espressamente atti che compromettono il passaggio sicuro, tra cui la posa di mine marine e l’imposizione di pedaggi illeciti, e a condannare ogni forma di aggressione diretta alle imbarcazioni.
L’obiettivo dichiarato è creare un quadro giuridico condiviso che autorizzi iniziative coordinate per la sicurezza marittima e la prevenzione degli incidenti.
Misure operative previste
Tra le proposte pratiche si segnala il rafforzamento della sorveglianza e la cooperazione tra forze navali, l’attivazione di meccanismi di condivisione delle informazioni e l’adozione di protocolli comuni per la rimozione degli ordigni. La bozza invoca inoltre il sostegno logistico e umanitario ai team impegnati nelle operazioni di bonifica e la definizione di linee guida per la tutela dei marittimi civili, in modo che le operazioni siano coordinate e riducano al minimo il rischio di escalation.
La condizione posta sull’Iran
Una clausola centrale del testo riguarda la richiesta indirizzata all’Iran: secondo il comunicato del segretario di Stato Marco Rubio, Teheran dovrebbe dichiarare il numero e l’ubicazione delle mine marine eventualmente posate e collaborare attivamente alla loro rimozione. Questa indicazione punta a ottenere trasparenza e partecipazione diretta da parte dell’attore ritenuto responsabile di alcune minacce, con l’intento di snellire le operazioni di bonifica e ridurre le tensioni diplomatiche.
Impatti diplomatici e richieste di collaborazione
La richiesta di rivelare posizioni e quantità di ordigni costituisce una pressione diplomatica significativa: se accolta, faciliterebbe le attività di rimozione e contribuirebbe a una de-escalation. In assenza di collaborazione, la bozza lascia aperta la possibilità di misure più ampie, incluso il ricorso a iniziative multilaterali di sicurezza marittima sostenute dal Consiglio di Sicurezza, ma il testo enfatizza la preferenza per soluzioni che riducano i rischi per i civili e per il commercio.
Iter Onu e prospettive di voto
Secondo la nota diffusa insieme al testo, l’intenzione è ottenere il voto sulla risoluzione “nei prossimi giorni”, cercando il sostegno del Consiglio di Sicurezza e una “ampia base di co-sponsor”. L’esito dipenderà dall’acquisizione di consensi tra i membri permanenti e non permanenti e dalla capacità degli Stati del Golfo e degli Usa di negoziare formulazioni condivisibili, soprattutto sulla terminologia relativa a responsabilità e misure operative.
Il percorso prevede fasi di consultazione informale, possibili emendamenti e tentativi di mediazione per evitare il veto di uno qualsiasi dei membri permanenti. L’esito influenzerà non solo la sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz ma anche gli equilibri diplomatici tra Occidente, Paesi del Golfo e Iran, delineando scenari di cooperazione o di ulteriore confronto nel breve termine.