La vicenda che aveva tenuto la comunità della Valsassina in apprensione si è chiusa con un riscontro scientifico: i resti rinvenuti il 31 marzo 2026 nel casolare di Presallo, sopra Bellano, appartengono a Osvaldo Lanfredini, nato nel 1969 e residente a Vegno, frazione di Crandola. La notizia arriva a oltre sei anni dalla data della sua scomparsa, segnalata il 20 gennaio 2026, e rappresenta il punto di svolta per una vicenda che ha alternato ipotesi e speranze.
Il riconoscimento è avvenuto grazie a esami di laboratorio e a un riscontro genetico affidato alle autorità competenti.
All’origine dell’allarme c’erano i colleghi di lavoro che, non vedendo più Osvaldo per settimane, avevano denunciato la mancanza il 17 febbraio 2026, coinvolgendo anche la Prefettura e la trasmissione televisiva Chi l’ha visto?. L’uomo era uscito senza il cellulare, elemento che avrebbe potuto fornire tracce sui suoi spostamenti, e le ricerche iniziali non avevano prodotto risultati.
La fase emergenziale legata alla pandemia aveva poi complicato ulteriormente le attività di indagine, fino al ritrovamento casuale delle ossa in un’area boschiva dove erano presenti ruderi di casolari abbandonati.
Il ritrovamento e l’accertamento
Il ritrovamento effettuato nei ruderi di Presallo ha mostrato resti esposti agli agenti atmosferici per un lungo periodo, il che ha reso necessario il ricorso a esami specialistici.
La Procura ha affidato le analisi genetiche per ottenere un match certo con i familiari e accertare l’identità della persona ritrovata. Grazie ai riscontri di laboratorio è emersa la corrispondenza con il profilo di Osvaldo Lanfredini, trasformando ipotesi in certezza e permettendo così alle autorità di procedere con le formalità per la restituzione della salma. L’esito degli accertamenti è stato reso noto alla comunità e alla famiglia, che per anni ha sperato in un ritorno vivo.
Dove e come è stato trovato
Il luogo del ritrovamento, località Presallo a Vendrogno, è un’area montana che l’interessato conosceva bene: da Crandola si può infatti raggiungere la zona scendendo verso Taceno e proseguendo per Vendrogno. Amante delle escursioni e dei funghi, Lanfredini era considerato un camminatore esperto, ma nonostante la familiarità con i sentieri non si può escludere che un malore o un incidente lo abbiano colto durante il tragitto. Le condizioni dei resti hanno impedito ricostruzioni immediate sul luogo dell’accaduto, lasciando agli esami scientifici il compito di confermare l’identità.
Reazioni sociali e locali
La conferma dell’identità ha suscitato reazioni nel borgo di Crandola e nei paesi limitrofi: il sindaco Matteo Manzoni, amico di lunga data di Lanfredini, ha commentato l’esito delle analisi e la volontà di aiutare la famiglia nelle pratiche successive. Chi lo conosceva lo ricorda come una persona socievole, impegnata nelle feste locali e disponibile con i bambini del paese. L’uomo abitava in un alloggio comunale e, pur non gradendo cerimonie pubbliche, meritava un ultimo saluto dalla comunità che gli era stata vicina. Si valuta ora come e dove dare sepoltura ai resti, in accordo con i parenti.
Iter burocratico e prossime decisioni
Restano da completare le formalità amministrative: dopo l’identificazione la priorità è il rientro delle spoglie e la scelta, condivisa con i parenti che vivono fuori provincia, se tumularle a Crandola o spostarle altrove. Il sindaco ha già espresso la disponibilità a supportare la famiglia nelle pratiche e nell’organizzazione dell’ultimo saluto. Per chi ha seguito la vicenda sin dall’inizio, la conferma sigla la conclusione di un lungo periodo di incertezza; per i familiari, invece, si apre la fase del lutto e della decisione su come onorare la memoria di Osvaldo Lanfredini, lasciando spazio alla necessità di una chiusura dignitosa.