Nel corso della cerimonia funebre di Alex Zanardi, uno dei momenti più intensi è stato il ricordo affidato al figlio Niccolò, che ha scelto di raccontare il padre nella sua dimensione più semplice e quotidiana, restituendone un’immagine profondamente umana e familiare.
L’ultimo saluto a Alex Zanardi nella Basilica di Santa Giustina a Padova
Sotto un cielo cupo che sembrava riflettere il sentimento collettivo, circa duemila persone si sono raccolte per salute Alex Zanardi. La Basilica di Santa Giustina a Padova era colma in ogni ordine di posto, mentre all’esterno, in una piazza silenziosa, molti hanno resistito alla pioggia incessante per partecipare al commiato dell’ex pilota e straordinario campione paralimpico, scomparso l’1 maggio a 59 anni.
Il feretro è stato accolto da un lungo applauso sia all’ingresso sia all’uscita della chiesa, mentre nella navata sono risuonate le note di “Ti insegnerò a volare (Alex)”, brano firmato da Roberto Vecchioni e Francesco Guccini. Davanti all’altare era stata collocata anche la handbike costruita da Zanardi, simbolo della sua seconda vita sportiva.
Tra i presenti, accanto alla famiglia, si sono distinti numerosi rappresentanti dello sport, della politica e della cultura: Giovanni Malagò, Bebe Vio, Giusy Versace, Alberto Tomba, Luca Zaia, Matteo Lepore e Alberto Stefani, che ha disposto il lutto regionale con bandiere a mezz’asta.
La moglie Daniela, il figlio Niccolò e la madre Anna hanno accolto il momento con grande compostezza. Uscendo dalla chiesa, Daniela ha salutato la folla con un semplice “vi amo tutti”, mentre il figlio ha ringraziato i presenti. Entrambi hanno poi lasciato la piazza a bordo di una auto guidata da Niccolò, tra applausi e commozione generale.
Funerali di Alex Zanardi: le testimonianze di famiglia e amici
La cerimonia ha restituito anche un ritratto intimo e umano di Zanardi, lontano dalle competizioni e dalle medaglie. La famiglia ha preso la parola attraverso Barbara Manni, cognata di Zanardi, che ha ricordato la dimensione più autentica del suo carattere: “‘Combattente’, credo che questa parola raggiunga la tua essenza più vera”. A chiusura del suo intervento è stata diffusa in chiesa la canzone “Combattente” di Fiorella Mannoia.
Durante l’omelia, don Marco Pozza ha salutato l’amico con un commosso “Ciao Alex, fa’ buon viaggio”, mentre ha sottolineato il valore umano della sua esperienza, affermando che “L’atleta senza l’uomo non è nulla”. Il sacerdote ha anche ricordato la cosiddetta “regola dei 5 secondi”, simbolo della capacità di resistere oltre il limite, e ha aggiunto: “Mi dispiace per sorellaccia morte – si è presa il corpo ma l’anima gli è sfuggita”.
Tra i presenti anche Alberto Tomba, che ha voluto ricordare il campione con parole semplici: “Era un grande, un mio paesano”. Il mondo paralimpico, rappresentato da Luca Pancalli e dagli atleti di Obiettivo3, ha sottolineato l’eredità sportiva e sociale lasciata da Zanardi, considerato un punto di riferimento per la resilienza e la capacità di trasformare la difficoltà in energia positiva.
Il feretro è stato infine accompagnato da un lungo applauso collettivo, mentre la pioggia continuava a cadere su una piazza rimasta piena fino all’ultimo istante. Un addio partecipato, intenso e profondamente condiviso, che ha restituito l’immagine di un uomo capace di lasciare un segno oltre lo sport, nella vita di moltissime persone.
Funerali di Alex Zanardi, il figlio Niccolò: “Il segreto è il sorriso nelle piccole cose”
Niccolò Zanardi, durante la cerimonia funebre nella Basilica di Santa Giustina, ha offerto un ricordo profondamente personale del padre, mettendo da parte la figura pubblica per raccontarne la dimensione domestica e quotidiana. Con tono emotivo ma anche leggero, ha spiegato: “Vi racconto un piccolo aspetto dell’Alex di casa. Non dell’Alex che vince le Paralimpiadi, i mondiali, o che va in giro a ispirare le persone, ma l’Alex che si fa il caffè, che il sabato sera impasta la pizza”. Ha poi dipinto scene familiari che restituiscono un’immagine intima e autentica: “L’Alex che entra in casa con due occhiali da vista che a momenti sembrano un telescopio della Nasa, telefono ad almeno cinque metri dal viso, distanza di sicurezza. E che ti guarda e dice: ‘Ascolta, leggimi un attimo questo foglio dello Spid che non ci capisco niente. Perché c’è anche quell’Alex lì’”.
Da questi ricordi quotidiani, Niccolò ha tratto una lezione che ha voluto condividere con tutti i presenti, sottolineando il valore delle piccole cose nella costruzione della felicità: “Non è necessario pensare alle grandi sfide o alle grandi imprese per trovare il sorriso, la gioia e la gratificazione. Sono cose che partono dalle piccole cose. Se tu trovi il sorriso nelle piccole cose e lo fai tutti i giorni, hai messo le basi migliori per costruire una vita meravigliosa”. Infine ha ampliato questo pensiero in una riflessione universale, rivolta non solo alla memoria del padre ma anche a chi ascoltava: “Non serve essere Alex Zanardi per avere una vita meravigliosa. È questa la verità. Chiunque può avere una vita meravigliosa e gratificante. Auguro a tutti, anche a me stesso, di riuscire ogni giorno a trovare il sorriso anche nelle piccole cose, perché da lì poi si costruiscono quelle grandi”.