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Sacerdote antimafia sprona i giovani a riappropriarsi delle piazze a Roma

Sacerdote antimafia sprona i giovani a riappropriarsi delle piazze a Roma

Don Coluccia ha parlato a 300 studenti a Roma, raccontando le sue azioni antimafia e invitando i giovani a occupare le piazze e a costruire una cultura della legalità

A Roma, davanti a una platea di circa 300 studenti, il sacerdote noto per il suo impegno contro le mafie ha raccontato metodi e motivazioni del suo lavoro. L’iniziativa, promossa dalla Questura di Roma, ha offerto ai giovani uno spazio di confronto sul tema della lotta alla criminalità organizzata e sul ruolo della società civile.

Nel corso dell’incontro il sacerdote ha spiegato pratiche di protesta e presenza civile, riproponendo l’idea che le piazze appartengono alla comunità e non ai clan. L’evento è stato registrato il giorno della pubblicazione, 11/05/2026, e ha acceso un dibattito pubblico su forme e limiti dell’attivismo .

La testimonianza pubblica del sacerdote

Nel suo intervento il sacerdote ha descritto episodi concreti e simbolici: ha raccontato di come si rechi sotto le abitazioni di persone sospettate di essere a capo di organizzazioni criminali, portando con sé un megafono per farsi sentire e sfidare l’omertà.

Questa scelta comunicativa, secondo lui, serve a rompere il silenzio e a mostrare che la società non è rassegnata. Ha definito la sua pratica come una forma di azione civile nonviolenta, volta a riaprire il dibattito pubblico e a proteggere gli spazi comuni. Le parole rivolte agli studenti erano cariche di esortazioni a non lasciare le strade e le piazze in mano alla criminalità.

Un metodo tra visibilità e rischio

La strategia di comparire pubblicamente e usare strumenti come il megafono comporta visibilità ma anche esposizione personale, ha ammesso il sacerdote. L’approccio punta a creare un contrasto simbolico con il potere esercitato dalle organizzazioni mafiose, mostrando che esistono cittadini pronti a dissentire. Dietro questa scelta c’è l’idea che la presenza civile ostinata possa isolare i rappresentanti delle reti criminali e incoraggiare testimoni a parlare. I ragazzi presenti hanno ascoltato storie dirette e semplici, utili per comprendere che la lotta alle mafie non è solo compito delle forze dell’ordine ma anche della comunità.

Il messaggio rivolto ai giovani

Al centro dell’incontro c’è stata un’invocazione alla responsabilità collettiva: il sacerdote ha invitato gli studenti a riprendersi le piazze, a frequentarle e a non considerarle luoghi neutri. Ha sottolineato come la partecipazione quotidiana, la cultura della legalità e la vigilanza civica siano strumenti concreti per contrastare la penetrazione mafiosa. Ha parlato di educazione alla legalità come pratica quotidiana, definendola un processo formativo che richiede coraggio e costanza. L’appello era chiaro: non delegare tutto alle istituzioni, ma affiancarle con comportamenti di cittadinanza attiva.

Strumenti pratici per l’impegno

Durante il confronto sono emerse proposte operative: organizzare presidi diurne nelle piazze, promuovere eventi culturali e utilizzare canali di segnalazione per episodi sospetti. Il sacerdote ha insistito sull’importanza di lavorare in rete con le associazioni locali e con la Questura di Roma, che ha promosso l’iniziativa, per costruire percorsi stabili di prevenzione. Ha inoltre ricordato che l’informazione e la memoria storica sono alleate fondamentali: conoscere le dinamiche criminali e le storie delle vittime aiuta a riconoscere segnali di infiltrazione.

Reazioni e significato pubblico

La risposta degli studenti è stata intensa: molti hanno mostrato interesse e sorpresa, altri hanno posto domande sulle modalità di intervento e sui rischi personali. L’evento ha prodotto un dibattito che coinvolge istituzioni, scuole e cittadini, contribuendo a rimettere al centro il tema delle piazze come beni comuni. Alcuni osservatori hanno apprezzato l’impegno diretto del sacerdote, mentre altri hanno sollevato interrogativi sul confine tra protesta simbolica e sicurezza personale. In ogni caso, l’incontro ha riaffermato la centralità del confronto pubblico nel contrasto alle mafie.

Conclusioni e prospettive

La lezione emersa è che la lotta alla criminalità organizzata richiede una molteplicità di azioni: dall’intervento giudiziario e di polizia alla mobilitazione civile e alla costruzione di una cultura della legalità. L’invito rivolto ai 300 studenti presenti è stato pratico e simbolico insieme: costruire una rete di cittadinanza che occupi spazi pubblici, che denunci e che faccia memoria delle vittime. L’incontro promosso dalla Questura di Roma e la testimonianza del sacerdote suonano come un richiamo a non delegare il futuro della comunità. Pubblicato il 11/05/2026, il confronto resta un punto di partenza per iniziative simili rivolte ai giovani.