> > Incontro a Palazzo Chigi dopo i cambi nello staff del ministero della Cultura

Incontro a Palazzo Chigi dopo i cambi nello staff del ministero della Cultura

Incontro a Palazzo Chigi dopo i cambi nello staff del ministero della Cultura

Giorgia Meloni e Alessandro Giuli hanno avuto un colloquio per ricomporre lo scenario politico dopo la rimozione dei vertici dello staff del Mic, con rassicurazioni pubbliche sulla continuità dell'azione di governo

Il 11 maggio 2026 il faccia a faccia tra Giorgia Meloni e Alessandro Giuli ha provato a chiudere una giornata di alta tensione politica, dopo i provvedimenti con cui il ministro della Cultura ha deciso di cambiare i vertici del proprio staff. L’incontro, durato circa un’ora a Palazzo Chigi, è stato definito dallo stesso ambienti governativi «chiesto e ottenuto» dal ministro al fine di confermare la piena sintonia nell’azione di governo.

La nota ufficiale della presidenza del Consiglio ha sottolineato la volontà di sostenere un Ministero centrale per l’Italia e di ricondurre le polemiche alla normale dialettica politica.

Il contenuto del colloquio e il messaggio di Chigi

Durante il colloquio la presidente del Consiglio ha ribadito la disponibilità a sostenere le scelte del ministero e, secondo fonti di Palazzo Chigi, è emersa la «solidità di un rapporto cordiale e proficuo» tra il capo del governo e il titolare del dicastero.

La presidenza ha contestualmente smentito voci di attrito interno, definendole «prive di fondamento». L’incontro ha avuto anche una funzione formale: dimostrare pubblicamente che non c’è stato un mutamento di indirizzo politico ed evitare che la risonanza mediatica trasformi un avvicendamento amministrativo in una crisi di governo.

Cosa è stato ufficialmente confermato

La versione ufficiale trasmessa dalla presidenza è stata netta: il colloquio aveva lo scopo di ribadire la fiducia reciproca e l’allineamento sull’azione di governo. Nel comunicato si è ribadito che le ricostruzioni giornalistiche che avevano sottolineato presunte divergenze erano destituite di fondamento. Il messaggio serviva a riportare ordine nella narrazione pubblica e a limitare le speculazioni, anche perché all’interno del partito erano già circolate interpretazioni divergenti dell’episodio.

Le ragioni dei cambiamenti nello staff del Mic

I decreti di revoca firmati dal ministro hanno riguardato Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica, e Elena Proietti, capo della segreteria personale. Dietro alle decisioni sono emersi motivi pratici e politici: Merlino è stato associato a dissensi sul finanziamento di un docufilm su Giulio Regeni e considerato vicino al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, mentre a Proietti è stato imputato un episodio di mancata presenza aeroportuale che avrebbe compromesso una missione a New York. Le motivazioni ufficiali insomma mescolano elementi di gestione operativa e valutazioni di fiducia.

Retroscena e modalità dell’operazione

Secondo ricostruzioni dei media, la vicenda è stata gestita con tempi serrati e qualche confusione nelle prime comunicazioni: indiscrezioni, smentite e conferme si sono alternate prima della nota definitiva di Palazzo Chigi. In più, la scelta di rimuovere due figure ritenute vicine a un’altra corrente interna del partito ha alimentato interpretazioni che vanno oltre il semplice riassetto di segreteria, suggerendo un confronto di potere interno a Fratelli d’Italia che trova nel ministero un nuovo terreno di scontro.

Le reazioni politiche e il quadro interno a Fratelli d’Italia

Le prime risposte sono arrivate dal partito: Arianna Meloni, capo della segreteria politica di FdI, ha minimizzato l’episodio definendo normale che un ministro scelga i propri collaboratori, mentre Galeazzo Bignami ha parlato di avvicendamenti ordinari. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha difeso l’autonomia di Giuli, sottolineando il diritto a modificare l’assetto della segreteria e promettendo possibili ricollocazioni istituzionali per Merlino e Proietti, per non alimentare ulteriori tensioni interne.

Il contesto più ampio

Osservatori e cronache politiche hanno inserito l’episodio nel filone di tensioni interne al partito emerse dopo il referendum, ricordando precedenti scosse che avevano coinvolto esponenti come Andrea Delmastro, Giusi Bartolozzi e Daniela Santanchè. In questo quadro, il caso del Mic è letto come una nuova puntata di una serie di ricomposizioni di potere: il cambio di personale è dunque interpretato come un segnale sia di volontà di controllo del ministro sul suo gabinetto sia di gestione pragmatica di responsabilità e fiducia all’interno della maggioranza.