> > Quarantena e sorveglianza dopo il focolaio sulla nave Hondius

Quarantena e sorveglianza dopo il focolaio sulla nave Hondius

Quarantena e sorveglianza dopo il focolaio sulla nave Hondius

Il ministero chiarisce comportamenti, tempi e priorità diagnostiche dopo il focolaio sulla nave Hondius: misure pensate per limitare i rischi mantenendo la cautela

Il Ministero della Salute ha pubblicato una circolare in merito al focolaio legato alla nave Hondius, ribadendo che il rischio per la popolazione generale rimane molto basso. Il documento, datato 11 maggio 2026, dettaglia le precauzioni da adottare per chi è stato esposto a bordo e chiarisce come distinguere i diversi livelli di rischio, quale comportamento adottare nella vita quotidiana e quali indicazioni valgono per il monitoraggio sanitario.

Le raccomandazioni puntano a un approccio di massima cautela, con una combinazione di isolamento mirato, sorveglianza e priorità nei test per i sintomatici. L’obiettivo è identificare rapidamente eventuali casi sospetti e contenere la trasmissione, tenendo presente che, seppur rara, la trasmissione interumana del hantavirus tipo Andes è stata ipotizzata in alcuni contesti.

Misure previste per i contatti ad alto rischio

Per chi rientra nella definizione di contatti ad alto rischio la circolare indica la quarantena fiduciaria della durata di 42 giorni (sei settimane). Durante questo periodo si raccomanda l’uso di una stanza separata, il mantenimento di una distanza di almeno due metri dagli altri conviventi, la non condivisione di stoviglie e l’apertura regolare delle finestre per assicurare una buona ventilazione.

Se si esce per tutelare la salute mentale, è obbligatorio indossare una mascherina chirurgica resistente ai liquidi e evitare luoghi affollati: le autorità sconsigliano inoltre l’uso di mezzi pubblici o voli commerciali per il rimpatrio.

Chi rientra nella categoria ad alto rischio

La circolare definisce contatti ad alto rischio le persone che hanno avuto esposizioni strette e prolungate a un caso probabile o confermato, come conviventi, partner intimi o chi ha condiviso la stessa stanza o il bagno. Sono inclusi anche operatori sanitari privi di adeguati dispositivi di protezione, passeggeri seduti vicino al caso su voli a lunga percorrenza e chi ha manipolato materiali contaminati senza protezione. Per questi soggetti è prevista la sorveglianza attiva quotidiana da parte delle autorità sanitarie per l’intero periodo di quarantena.

Indicazioni per i contatti a basso rischio e il monitoraggio

Per le persone classificate come contatti a basso rischio sono previste misure più leggere: automonitoraggio passivo della temperatura e di sintomi come mialgie, cefalea, affaticamento, disturbi gastrointestinali o respiratori fino a 42 giorni dall’ultima esposizione. Viene fornita istruzione su come segnalare tempestivamente qualsiasi comparsa di sintomi alle autorità sanitarie locali. In caso di sintomatologia, la persona deve isolarsi immediatamente, avvisare le autorità, sottoporsi a valutazione medica e a prelievo di campioni per i test previsti.

Classificazione del rischio e azioni pratiche

L’approccio al tracciamento dei contatti si basa sulle linee guida dell’ECDC, che suggeriscono di valutare l’esposizione caso per caso. Rientrano nella categoria a basso rischio chi non ha avuto contatti diretti o prolungati, come passeggeri seduti lontano, contatti occasionali in porto o personale protetto da dispositivi di protezione individuale. Anche per questi soggetti vale l’indicazione a informarsi sulle procedure locali per la segnalazione e a evitare comportamenti che possano diffondere potenziali infezioni.

Incubazione, test e ruolo delle autorità regionali

Il periodo di incubazione segnalato per l’Andes varia: nei casi con esposizioni definite tende a essere tra due e quattro settimane, ma per sicurezza si adotta un intervallo più ampio, da 7 a 42 giorni. Il documento sottolinea che la priorità per i test molecolari e sierologici deve essere data ai soggetti sintomatici, in particolare a chi mostra segni compatibili con la sindrome cardiopolmonare da hantavirus, al fine di garantire una gestione clinica tempestiva e misure di controllo delle infezioni.

Alle Regioni e alle Province autonome viene chiesto di individuare laboratori regionali di riferimento, attivare la sorveglianza attiva per i contatti ad alto rischio e predisporre protocolli operativi per l’isolamento e il testing. Il Ministero garantisce il monitoraggio continuo della situazione e si riserva di aggiornare le indicazioni sulla base delle evidenze tecnico-scientifiche e dell’evoluzione epidemiologica.

In sintesi, pur mantenendo un livello di allerta e sorveglianza, la strategia delineata privilegia misure mirate e il monitoraggio puntuale: l’obiettivo è contenere eventuali casi senza generare allarmismi nella popolazione generale, confermando che il rischio per l’Italia resta definito come molto basso.