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Errori nelle procedure per un positivo all'hantavirus: 12 sanitari in quarantena

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Un caso collegato alla nave Mv Hondius ha rivelato omissioni nelle pratiche di prelievo e smaltimento in un ospedale olandese: 12 dipendenti isolati e nuove indicazioni di sanità pubblica per contenere il rischio

Un episodio verificatosi in un centro sanitario di Nijmegen ha portato all’isolamento precauzionale di dodici membri del personale. Il paziente, evacuato dalla nave Mv Hondius, è risultato positivo all’hantavirus, e successive verifiche hanno evidenziato errori nello svolgimento di operazioni elementari come il prelievo di sangue e lo smaltimento delle urine.

L’ospedale universitario Radboudumc ha comunicato che, benché il rischio di infezione sia considerato basso, è stata disposta una quarantena di sei settimane a titolo prudenziale per i dodici operatori coinvolti.

La vicenda ha fatto emergere anche la necessità di rivedere alcune procedure interne e di adeguare le pratiche allo standard internazionale.

Cosa è successo al Radboudumc

Secondo il comunicato dell’istituto, il campione di sangue del paziente è stato raccolto seguendo la prassi standard, ma la natura del virus avrebbe richiesto una procedura più rigorosa.

Allo stesso modo, lo smaltimento delle urine non avrebbe rispettato le norme internazionali aggiornate per la gestione di fluidi potenzialmente contaminati. Per questo motivo l’ospedale ha optato per la quarantena di dodici dipendenti per un periodo di 42 giorni, pari a sei settimane, e ha annunciato un’indagine interna per capire le cause dell’accaduto e prevenire recidive.

Errori procedurali e misure correttive

Il problema principale segnalato riguarda la mancata applicazione di protocolli specifici di protezione individuale e di manipolazione dei materiali biologici. L’istituto ha sottolineato l’importanza di aggiornare le procedure e di formare il personale su protocolli dedicati a infezioni meno comuni come quella da hantavirus. L’indagine interna ha l’obiettivo di individuare le lacune e proporre azioni correttive concrete, compresi controlli più stringenti sullo smaltimento dei rifiuti biologici.

Le risposte internazionali e le ricadute in Italia

La notizia ha avuto effetto anche oltre i Paesi Bassi. In Spagna è stato reso noto che uno dei passeggeri evacuati dalla stessa nave è risultato positivo a un test preliminare; l’uomo è ricoverato e asintomatico. In Italia il ministro della Salute Orazio Schillaci ha rassicurato dichiarando che al momento non c’è pericolo per la popolazione nazionale, pur ricordando l’importanza della sorveglianza sui contatti stretti.

Circolare del ministero e indicazioni operative

Il ministero della Salute ha diffuso una circolare firmata dai dirigenti del dipartimento di prevenzione che prescrive tra l’altro una quarantena fiduciaria di 42 giorni per i contatti ad alto rischio, l’isolamento in stanza separata, l’uso di stoviglie dedicate e la ventilazione corretta degli ambienti. Per i contatti occasionali è previsto un periodo di automonitoraggio della stessa durata, con attenzione ai sintomi quali febbre, dolori muscolari, mal di testa e affaticamento.

Caratteristiche del virus e valutazione del rischio

L’hantavirus Andes, indicato come agente coinvolto nel cluster legato alla nave, è noto per una contagiosità che tende a essere maggiore nella fase sintomatica. L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda misure di quarantena estese per i passeggeri e l’equipaggio coinvolti, spiegando che il periodo medio di insorgenza dei sintomi è di circa tre settimane, con un’escursione che può arrivare fino a 42 giorni.

Serbatoi naturali e rischio territoriale

È importante ricordare che il principale serbatoio dell’Andes è il roditore Oligoryzomys longicaudatus, presente in Sud America. Per questo motivo il rischio di diffusione in Europa, e in particolare in Italia, è considerato basso. In Italia sono stati segnalati roditori portatori di altri ceppi di hantavirus come Puumala e Dobrava, ma i casi umani sono rari e spesso collegati a esposizioni all’estero; la priorità resta il monitoraggio dei soggetti sintomatici per garantire test e interventi tempestivi.

In conclusione, l’episodio al Radboudumc ha evidenziato come anche errori procedurali apparentemente limitati possano attivare misure di sanità pubblica significative. Le autorità sanitarie nazionali e internazionali mantengono la sorveglianza, mentre gli ospedali sono invitati a rivedere prontamente le proprie procedure per la gestione di agenti infettivi meno comuni.