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Massimo Bossetti torna a parlare a Porta a Porta: "Vorrei incontrare i genitori di Yara"

intervista bossetti porta a porta

Massimo Bossetti a Porta a Porta: l’ex muratore conferma la propria innocenza e sollecita la riapertura del caso con nuovi accertamenti sui Dna.

In un’intervista esclusiva rilasciata a Porta a Porta, Bossetti torna a parlare pubblicamente, ribadendo la propria innocenza e chiedendo la riapertura del caso che lo ha condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio.

Bossetti a Porta a Porta: la richiesta di riapertura del caso

Massimo Bossetti torna sotto i riflettori e lo fa attraverso un’intervista esclusiva rilasciata a Porta a Porta mercoledì 21 gennaio, nella quale ribadisce con fermezza la propria innocenza e chiede di riaprire il processo che lo ha condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, la tredicenne scomparsa a Brembate di Sopra e ritrovata morta a Chignolo d’Isola nel 2011.

L’ex muratore ha annunciato che, tramite il suo legale, presenterà istanza per analizzare nuovamente i 54 campioni di Dna ancora custoditi presso l’ufficio corpi di reato, insieme agli abiti indossati dalla ragazza al momento del ritrovamento. “Se mi concedessero di rifarla e venisse fuori che sono stato io, tacerò per sempre e mi chiudete a vita”, ha affermato, sottolineando come le nuove tecniche scientifiche potrebbero finalmente far emergere elementi finora trascurati.

Bossetti ha inoltre ricordato di aver sempre chiesto durante il processo la possibilità di nuovi accertamenti, ma di non aver mai ricevuto l’autorizzazione, auspicando che un’ulteriore analisi possa chiarire la verità rimasta nascosta per anni.

Bossetti a Porta a Porta: nega ricerche su minori e ammette bugie

Durante l’intervista, Bossetti ha affrontato anche temi sensibili come le ricerche internet contestate nel processo. Pur ammettendo di aver visitato siti pornografici, ha negato di aver cercato contenuti riguardanti minorenni, precisando: “Non so spiegare come possa essere comparsa quella ricerca, sono negato a livello informatico”. Ha ribadito che molte delle presunte prove informatiche deriverebbero da processi automatici e non da azioni volontarie.

L’ex muratore ha inoltre riconosciuto di aver detto bugie in passato, motivate da necessità contingenti, come nel caso delle false malattie raccontate per ottenere lavori extra, o sulla frequentazione di un centro estetico vicino a casa di Yara, giustificate da difficoltà economiche. Nonostante la condanna definitiva, Bossetti mantiene la propria versione di innocenza: “Vorrei un incontro con i genitori della povera Yara. Guardandomi negli occhi, capirebbero che non sono l’assassino”.

Ha anche parlato della vita familiare, del rapporto complicato con la moglie e dell’affetto dei figli che lo sostengono in carcere, precisando che rifiuta benefici o permessi speciali per poter uscire “a testa alta”. L’intervista di Bruno Vespa, trasmessa in occasione del trentennale di Porta a Porta, ha riportato al centro dell’attenzione un caso che continua a dividere l’opinione pubblica italiana.