Il caso che coinvolge Ilaria Salis nasce da un controllo di polizia effettuato a Roma su segnalazione internazionale e si è rapidamente trasformato in un tema politico e mediatico. La vicenda, ricostruita dalla stessa eurodeputata durante la trasmissione È sempre Cartabianca, ha acceso i riflettori non solo sulle modalità dell’intervento, ma anche sulla presenza nella stanza del suo collaboratore Ivan Bonnin. Tra chiarimenti, polemiche e versioni contrastanti, il caso ha alimentato un confronto più ampio su sicurezza, trasparenza e responsabilità istituzionali.
La perquisizione in hotel e il racconto dell’eurodeputata Ilaria Salis
Durante un intervento nel programma È sempre Cartabianca, l’europarlamentare Ilaria Salis ha ripercorso in modo dettagliato quanto avvenuto a Roma, dove è stata sottoposta a un controllo di polizia nella sua stanza d’albergo su richiesta delle autorità tedesche. L’episodio si è verificato all’alba, mentre si trovava ancora a riposo: “Alle 7:30 di mattina, mentre stavo dormendo, ho sentito bussare alla porta”. Dopo aver consegnato i documenti e spiegato di essere un’europarlamentare, ha chiesto chiarimenti sull’intervento, ricevendo però risposte generiche su presunti “accertamenti non meglio specificati”.
Nel corso del controllo, gli agenti avrebbero posto numerose domande non solo sulla sua presenza in città, ma anche sulla manifestazione prevista per la giornata, arrivando a chiederle se avesse con sé oggetti pericolosi: “Mi hanno chiesto addirittura se avevo degli oggetti pericolosi o particolari che volevo portare in manifestazione. Ho detto: ‘Guardate, io ho dei libri non so se questi possono considerarsi oggetti pericolosi’”. A differenza della versione ufficiale, secondo cui il controllo sarebbe durato pochi minuti, Salis sostiene che la permanenza degli agenti sia stata più lunga: “Io sono rimasta per un’ora con la porta aperta, in pigiama, mentre loro svolgevano questi accertamenti non meglio specificati”. Inoltre, ha sottolineato come non le sia stato rilasciato alcun verbale al termine dell’ispezione.
Solo successivamente sarebbe emerso che l’intervento non era collegato alla manifestazione, ma a una segnalazione proveniente dalla Germania, inserita settimane prima e legata a un’indagine su un gruppo estremista. L’eurodeputata ha evidenziato alcune incongruenze, ricordando di aver viaggiato più volte nelle settimane precedenti, anche verso Bruxelles e persino fuori dall’Europa, senza ricevere alcun tipo di controllo: un elemento che, a suo dire, rende “molto particolare” il tempismo dell’operazione.
Bufera su Ilaria Salis, la replica a È sempre Cartabianca: “Ivan Bonnin? Un caro amico”
Nella stanza era presente anche Ivan Bonnin, collaboratore parlamentare di Salis, la cui presenza ha alimentato un forte dibattito politico e mediatico. L’eurodeputata ha chiarito con decisione la natura del rapporto, smentendo le ricostruzioni diffuse: “Non è il mio fidanzato, è solo un caro amico e collaboratore. Si è appoggiato nella mia stanza”, spiegando che si tratta semplicemente di un amico giunto in città per partecipare alla manifestazione insieme a migliaia di persone. Ha inoltre ribadito le sue competenze, sottolineando il percorso accademico e professionale, tra cui un dottorato in scienze politiche e l’esperienza come ricercatore universitario.
Le critiche, avanzate in particolare da esponenti di Fratelli d’Italia come Giovanni Donzelli, si sono concentrate sui precedenti giudiziari attribuiti a Bonnin e sull’ipotesi di incompatibilità con le regole europee, che vietano l’assunzione di familiari o conviventi. La questione è stata portata anche all’attenzione delle istituzioni europee, con richieste di chiarimento indirizzate alla presidente del Parlamento Roberta Metsola. Salis ha respinto le accuse, definendole parte di una “campagna di diffamazione” e sostenendo che la vicenda sia stata enfatizzata per distogliere l’attenzione da altre difficoltà politiche.
In conclusione, l’europarlamentare ha inserito l’episodio in un quadro più ampio, esprimendo preoccupazione per l’evoluzione del contesto politico italiano: “Credo che ci troviamo in una fase in cui il governo sta cercando di imprimere una certa torsione autoritaria al Paese”. Un giudizio accompagnato dal riferimento al modello del premier ungherese Viktor Orbán, indicato come esempio della direzione che, a suo avviso, si starebbe delineando.
Visualizza questo post su Instagram