I lavoratori dei call center in Italia si trovano di fronte a una crisi senza precedenti. Cambi di appalto Enel, delocalizzazioni e l’introduzione massiccia dell’intelligenza artificiale minacciano migliaia di posti di lavoro, mettendo a rischio la stabilità economica e sociale di interi territori come Taranto, Palermo e La Spezia. Le organizzazioni sindacali lanciano un allarme nazionale, chiedendo misure concrete per proteggere occupazione e diritti dei dipendenti.
Call center appalto Enel, lavoratori a rischio: l’allarme dei sindacati
A Taranto e in altre città italiane si accende un campanello d’allarme sul futuro dei lavoratori dei call center, in vista del cambio di appalto Enel per i servizi di customer care. I sindacati di categoria sottolineano come le scelte dell’azienda possano comportare licenziamenti, delocalizzazioni e un ricorso crescente all’intelligenza artificiale.
Come dichiarano Vera Monaco e Rino Montuori (Slc Cgil), Gianfranco Laporta e Christian Della Porta (Fistel Cisl), e Francesco Russo e Marco Funiati (UGL Telecomunicazioni): “La fotografia scattata dall’ultimo rendiconto sociale INPS di Taranto parla chiaro: non possiamo più permetterci il rischio di perdita di ulteriori posti di lavoro”.
La preoccupazione riguarda in particolare circa 800 addetti locali di Covisian, Network Contact e System House, per i quali il rischio di trasferimenti forzati o licenziamenti è concreto se non si accetterà la delocalizzazione in altre città italiane. Secondo i sindacati, “È un cappio al collo che suona come un bere o affogare”, con possibili ripercussioni sulla sicurezza dei dati, sulla qualità del servizio e sulla tenuta sociale del territorio.
Call center appalto Enel, lavoratori a rischio: annunciato il sit-in
Per contrastare questa minaccia, le organizzazioni sindacali Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno proclamato uno sciopero nazionale per il 9 gennaio 2026, accompagnato da assemblee e presìdi in diverse città. A Palermo e alla Spezia, lavoratori e lavoratrici scenderanno in piazza davanti alle sedi Enel e dei principali fornitori, a sostegno della continuità occupazionale e della clausola sociale, principio che da oltre dieci anni garantisce la protezione dei posti di lavoro durante i cambi di appalto.
I sindacati denunciano come l’azienda, introducendo meccanismi di automazione e premiando la delocalizzazione, stia tentando di aggirare tale norma: “Se Enel non farà un passo indietro su questa posizione, si andrà verso un vero e proprio bagno di sangue occupazionale”.
La mobilitazione vuole sottolineare che i processi di digitalizzazione devono essere gestiti attraverso politiche industriali lungimiranti e programmi di riqualificazione, non come pretesto per ridurre lavoro e diritti. La protesta, quindi, non è rivolta alle singole aziende appaltatrici, ma alla tutela della dignità dei lavoratori e alla salvaguardia di migliaia di posti di lavoro in tutto il Paese.